All’indomani dell’accordo tra Letta e Calenda, numeri alla mano il sondaggista Fabrizio Masia di EMG Different spiega perché questo può passare per qualcosa che non ‘s’aveva da fare’ e svela le percentuali bulgare con le quali il centrodestra potrebbe stravincere nei collegi uninominali.

Iniziamo dal tandem tra il segretario del Partito Democratico e il leader di Azione Carlo Calenda. “Non sono convinto della forza di questa coalizione – esordisce Masia – Non credo che oggi il potenziale del PD, pur assorbendo Articolo 1 ed MDP, assorbendo anche Di Maio, abbia un potenziale enorme sommato alla forza di Calenda, spostato a sinistra”. Se questo stesso potenziale possa cambiare eventualmente con Bonelli e Fratoianni dentro: “La coalizione comunque non potrebbe competere con i numeri del centrodestra che sino a questo momento ha dimostrato grande compattezza”.

Intanto Sinistra Italiana e Verdi strizzano l’occhio ai 5 Stelle, che allo stesso modo ricambiano.  Come vedrebbe Masia un accordo della cosiddetta Cosa Rossa, che riprende alla meglio il percorso di Melénchon nelle elezioni francesi: “Un progetto dal grande potenziale e credibile. Non a caso Conte qualche giorno fa ha detto ‘Noi siamo il partito progressista’. Quasi un posizionamento con un’apertura a sinistra per una coalizione. Ultimamente c’è un filo rosso che unisce il programma dei 5 Stelle alle sensibilità di Bonelli e Fratoianni. La Cosa Rossa può valere tra il 12 e il 15 per cento”.

Nel tandem Letta-Calenda il grande escluso è sicuramente Matteo Renzi, che nelle proiezioni di Masia può tirare un sospiro di sollievo: “Italia Viva può valere il 4 per cento, che può oscillare tra il 3,9 e il 4,2”. Ma Masia non esclude ancora un altro risultato: “Italia Viva può ambire anche al 6 per cento. Renzi ha un suo zoccolo di aficionados che lo seguono da sempre”. Nelle proiezioni comunque rimane il salto al di là del 3 percento.

Al netto di questa campagna acquisti, se dall’altro lato il centrodestra vincerà le elezioni: “Si, al 95 per cento. Il centrodestra ha probabilità altissime”. Aspettiamoci una non partita nei collegi uninominali. Masia è laconico: “Allo stato attuale prendono al 90 per cento i collegi uninominali. Poi può essere che questo gap si riduca ma difficile che non ne prendano almeno il 60-70 per cento, più la parte proporzionale tanto alla Camera quanto al Senato”.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.