Un dato su tutti ci allarma in questa campagna elettorale: si parla molto poco di come tutelare la salute dei cittadini e di come s’intende riorganizzare la sanità per far pronte alle nuove e antiche emergenze. C’era da pensare che, dopo due anni di covid, di morti, di ospedali in affanno e di un virus non ancora debellato, il dibattito politico si concentrasse sulla salute, tenendo presente i tanti lati oscuri, i mali e i limiti registrati dal nostro sistema sanitario nel corso della pandemia.

Così non è stato. Ed è un segnale poco incoraggiante per noi infermieri di Napoli, da sempre alle prese con un sistema di salute regionale che denuncia gravi ritardi e palesi carenze. Si sta parlando poco di Sanità. Anche perché è difficile prendere impegni concreti. Ed allora il Consiglio direttivo dell’Opi Napoli ha ritenuto utile indicare in questa lettera aperta ai candidati solo alcuni dei tanti ritardi, delle lacune, dei problemi che attanagliano il nostro sistema sanitario regionale e le aspettative degli infermieri di Napoli. Poche note indirizzate alla politica e a chi siederà in Parlamento, una sorta di agenda di politica sanitaria scritta dagli infermieri di Napoli per una sanità a misura di cittadino.

Da due anni a questa parte, guarda caso gli anni della pandemia, ci si iscrive sempre meno ai corsi d’infermieristica messi a bando dalle università di Napoli. E quest’anno, con cinquecento iscritti in meno, la cosa è divenuta preoccupante. Ci sono precise responsabilità politiche alla base di questo disamore. Responsabilità gravi, visto che avere pochi infermieri in ospedale e sul territorio significa avere meno assistenza sanitaria e meno salute per i cittadini. Il covid ha contagiato e ucciso tanti infermieri. Colleghi bravi cui va il nostro cordoglio e il nostro grazie perenne. Ma non basta da solo a spiegare il calo d’appeal della nostra professione. Ci sono altre cause, tutte importanti. Nodi antichi da noi segnalati alla politica e alle istituzioni sanitarie che sono restate colpevolmente in silenzio.

Occupazione – A Napoli e in Campania gli infermieri sono pochi rispetto al fabbisogno. Nei nostri ospedali i carichi di lavoro sono eccessivi e superiori di gran lunga alla medi nazionale. Questo significa cattiva assistenza per i cittadini, ma anche superlavoro e turni massacranti per i colleghi. Ma vuol dire anche mancate assunzioni, un regime di precarietà e d’incertezza occupazionale per gli infermieri a tempo determinato che rende la professione sempre meno appetibile. Modelli organizzativi – E’ facile leggere sui giornali e ascoltare tg che denunciano sovraffollamento nei pronto soccorso. Manca personale infermieristico. E vero, lo abbiamo detto. Ma non si dice che è necessario altro per risolvere il problema a monte Servono due cose. Una completa revisione dei modelli di organizzazione dei servizi. E una politica sanitaria che punti sul territorio. Ma non a chiacchiere. Non ci piace sentir dire che per le Case di Comunità non ci sono soldi per il personale cosi come ha riferito il Ministero dell’economia al Governatore De Luca. Vogliamo certezze. I cittadini la chiedono. In Campania il Covid ha sottratto ai nostri concittadini 1,2 anni di aspettativa di vita. E altrettanti ne perdiamo per mancanza di prevenzione e per liste d’attesa.

Più valore alla professione – C’è poi la scarsa valorizzazione della professione. Senza contare i crescenti rischi d’aggressioni e di violenza contro i quali nessun provvedimento fino ad ora è stato preso. Né s’intravede un argine. E allora la politica si assuma le responsabilità che le competono. Senza infermieri non c’è salute. A chi è in campagna elettorale e chiede voti noi rispondiamo con l’agenda degli infermieri, tutta centrata sui bisogni dei cittadini. Bisogni che collimano con le nostre aspettative professionali. Bisogna allora assumere personale dove manca e risolvere definitivamente l’annoso precariato. Sul piano economico bisogna incrementare la base contrattuale e dare riconoscimento in busta paga dell’esclusività delle professioni infermieristiche. Insieme con il riconoscimento delle competenze specialistiche che già oggi esistono di fatto, ma che non sono ufficialmente riconosciute agli infermieri.

Università – Infine alle Università, per quanto riguarda la formazione, sottolineiamo la necessità di una totale revisione e aggiornamento dei modelli formativi. La crescita professionale degli infermieri passa per una formazione sempre più di alto profilo. Dunque per gli infermieri è vincolante un impegno per adeguare il percorso formativo alle crescenti esigenze scientifiche e tecnologiche, nonché alle necessità dei cittadini verso un’assistenza sanitaria sempre più capillare, competente, di prossimità. La politica decida, i cittadini non possono più attendere.