«Qui, dove le distanze di sicurezza anti-contagio non possono essere rispettate, il Covid incombe come una minaccia fatale». Parole che dovrebbero scuotere le coscienze quelle di Dana Lauriola che, carta e penna alla mano, cerca di puntare un faro sulla situazione delle detenute e dei detenuti durante l’epidemia da coronavirus.  La seconda ondata del virus non ha di certo risparmiato le carceri: sono già 150 i detenuti trovati positivi al virus in 41 istituti, 71 solo a San Vittore a Milano, 55 a Terni, altri 12 a Benevento. Ma non solo: sono 200 gli operatori di Polizia penitenziaria contagiati in tutta Italia. E i dati pubblicati questo martedì dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria confermano che il contagio all’interno degli istituti si allarga a macchia d’olio.

«Abbiamo ascoltato il discorso di Conte e ogni giorno sfogliamo i giornali alla ricerca di qualche notizia sulle carceri e sulla tutela di noi detenute. Niente. Non vi riporto gli sfottò che girano su Bonafede, dal mio punto di vista sicuramente non un grande giurista, ma soprattutto un ministro che non sta facendo nulla per le carceri, luogo di assembramento per antonomasia» mette nero su bianco Lauriola fra le mura del carcere Le Vallette, dove è reclusa dallo scorso 17 settembre. «Un paese civile attento alle fasce più deboli della popolazione (la popolazione detenuta è una di queste) si attrezzerebbe in maniera diversa. Il carcere non è un luogo isolato, decine se non centinaia di persone entrano ed escono ogni giorno per permettere il funzionamento, così come è organizzato. Come si può pensare che questa non sia una popolazione ad alto rischio? Anzi – attacca senza timore la portavoce No Tav – mi correggo, sicuramente i nostri governanti lo sanno, ma non interessa perché qualsiasi azione a nostro favore andrebbe a scontrarsi con la pancia più forcaiola di questo paese, importante bacino di voti. E allora – continua – si attende e si spera». I detenuti sono inoltre costretti a vivere nell’incertezza che da un momento all’altro vengano interrotti i colloqui con i propri cari, perdendo così l’ultimo appiglio con la realtà al di là dalle sbarre.

Lauriola poi si rivolge direttamente ai compagni di lotta scrive: «Sono lì con voi, spero mi sentiate vicina. Questa forza interiore, che prendo dai ricordi, ma anche dall’affetto che ogni giorno ricevo dalle lettere, mi sta aiutando a costruire un nuovo equilibrio. Continuo a pensare che questa detenzione sia la nostra ennesima vittoria perché il potere è stato costretto a svelare il suo volto più feroce e vendicativo. È stato sotto gli occhi di tutti, non si potrà cancellare. Forse questa consapevolezza non servirà a risolvere la mia situazione attuale, ma resterà impressa in chi domani, insieme a tutti noi, vorrà lottare per una società più giusta». Nella lettera trova poi spazio per raccontare anche piccoli momenti della sua quotidianità: «Leggo, scrivo, gioco a pallavolo. Ammetto di aver avuto qualche momento di sconforto ma ora i giorni, poco alla volta, diventano più leggeri ed i miei movimenti si stanno adattando a questi spazi ristretti».

È di ieri la notizia che il Tribunale di sorveglianza di Torino ha respinto la richiesta della sospensione della misura cautelare in carcere per la portavoce No Tav. Lauriola sta scontando una condanna per un fatto avvenuto otto anni fa, quando circa 300 persone occuparono l’area del casello autostradale di Avigliana della Torino-Bardonecchia facendo passare gli automobilisti senza pagare il pedaggio dopo aver bloccato con il nastro adesivo l’accesso ai tornelli del casello. «Per concludere – scrive ancora Dana Lauriola – dall’alto dovrebbero arrivare dei provvedimenti per ridurre significativamente la popolazione detenuta, bisognerebbe poter essere soli in cella e potenziare i finanziamenti per la salute di questa popolazione “fragile”. Ovviamente non credo questo accadrà, ma credo sia importante almeno dircelo». Nell’ultima riunione del Consiglio dei ministri, due giorni fa, sono sì stati presi provvedimenti per limitare la diffusione del contagio anche nei penitenziari, ma a beneficiarne saranno in tutto 5 mila persone, poco meno del 10% della popolazione carceraria (54.815 detenuti).