France Football ha deciso nel 2019 che comincerà ad assegnare il Pallone d’Oro dei portieri. Un nuovo premio, istituito ad hoc per premiare gli estremi difensori, spesso e volentieri bistrattati. Di solito, infatti, il riconoscimento più ambito del mondo del calcio viene consegnato agli attaccanti. Il nuovo premio è stato battezzato “Trofeo Yashin”, in onore dell’unico portiere della storia capace di conquistare il pallone d’oro e che per questo divenne un mito.

Lev Ivanovich Yashin nasce a Mosca nel 1929 in una famiglia della classe operaia. Sua madre muore di tubercolosi quando lui ha sei anni e lui è costretto durante la Seconda Guerra Mondiale a entrare in una fabbrica per componenti aerei a soli 14 anni. Lev vuole fare l’attaccante ma il primo allenatore che incontra al campo sportivo della fabbrica gli comunica che giocherà invece tra i pali. A 16 anni si ricovera in un sanatorio sul Mar Nero a causa di una grave ulcera. Quando torna a Mosca è invitato a unirsi alla polisportiva degli Affari Interni, la Dinamo, motivo per cui per gran parte della carriera Yashin percepirà lo stipendio di un insegnante di educazione fisica o al massimo di un agente del KGB.

Gli esordi con la Dinamo non sono un successo. Nelle sue poche apparizioni il portiere non colleziona prestazioni da ricordare e viene dirottato alla porta della squadra di hockey su ghiaccio della polisportiva. Nonostante riesca a vincere la Coppa sovietica del 1953 e venga convocato dalla nazionale di hockey, Lev Yashin rifiuta la chiamata perché è al calcio che vuole tornare. L’occasione si presenta nel 1954 quando si infortuna il numero 1 della Dinamo, la tigre Aleksej Khomich. Comincia così, a 24 anni, la carriera del Ragno Nero che disputerà 326 gare con la squadra moscovita e 74 con la nazionale sovietica. Con quest’ultima vince le Olimpiadi di Melbourne del 1956, subendo due sole reti, e gli Europei del 1960, la prima edizione della manifestazione. Con la Dinamo conquista i campionati del 1954, 1955, 1957 e 1959.

Al Mondiale del 1962 in Cile l’Unione Sovietica esce ai quarti. Yashin diventa il capro espiatorio della sconfitta tanto che alcuni giornali gli consigliano il ritiro. Il portiere ha 33 anni e pensa che la sua carriera sia davvero giunta al capolinea. Non può immaginare che il 1963 lo consacrerà alla storia dello sport. Ricomincia ad allenarsi con ancora maggiore determinazione e alla fine della stagione vince per la quinta volta il campionato sovietico subendo sei gol in 27 partite. Alla partita per celebrare il centenario della Football Association inglese viene convocato per far parte della selezione internazionale che sfida i padroni di casa: le sue parate esaltano le 100mila persone accorse a Wembley. E alla fine della stagione arriva il Pallone d’Oro: l’unica volta che il premio viene assegnato a un portiere.

Yashin diventa un mito. Vengono coniati nuovi soprannomi, come “pantera nera” e “Torre Eiffel” e nascono leggende che raccontano come prima delle partite l’estremo difensore sovietico non disdegnasse fumarsi una sigaretta o farsi un cicchetto per allentare la tensione. I numeri dicono invece che alla fine della carriera Yashin avrà collezionato cinque campionati sovietici, tre coppe dell’URSS, un oro olimpico e un campionato d’Europa. Primati ai quali vanno aggiunti un quarto posto ai mondiali del 1966 (miglior piazzamento di sempre della sua nazionale) e un secondo posto agli europei del 1964, persi contro i padroni di casa della Spagna in una finale dal retrogusto anche politico tra la selezione del Paese franchista e quella del gigante sovietico.

Lev Yashin rimase imbattuto per 207 partite sulle sue 326 e neutralizzò 86 rigori su 138 con la maglia della Dinamo Mosca. Portò il suo ruolo a un altro livello di evoluzione: fu tra i primi numeri 1 a studiare nei dettagli le caratteristiche degli avversari e a impostare il gioco con i piedi. Il Ragno Nero si ritirò a 41 anni con 812 incontri ufficiali disputati. Alla sua partita di addio, tra la Dinamo Mosca e una selezione di campioni dal resto del mondo, del 27 maggio 1971 lo stadio Lenin di Mosca registrò oltre 103mila spettatori. Yashin divenne ambasciatore nel mondo dello sport sovietico. Nel 1985 subì l’amputazione di una gamba, a causa di una tromboflebite, e morì nel 1990, a 60 anni, per le conseguenze di un cancro allo stomaco.

Altri portieri – tra cui gli italiani Dino Zoff e Gianluigi Buffon, i tedeschi Manuel Neuer e Oliver Kahn e il ceco Ivo Viktor – sfiorarono il prestigioso riconoscimento di France Football, ma non riuscirono mai e eguagliare il primato del mito moscovita. In occasione dei mondiali di calcio del 2018 tenutisi in Russia, in un nuovo omaggio, il poster ufficiale della manifestazione riprendeva proprio Lev Yashin con l’illustrazione in stile sovietico dell’artista Igor Gurovich.