Un incubo che si materializza, come nelle peggiori previsioni. L’isola di Hart a New York, una striscia di terra poco lontano dal Bronx utilizzata nei secoli scorsi per i seppellimenti nelle fosse comuni, è tornata ad essere un luogo di sepoltura, un “cimitero dei poveri”.

Negli Stati Uniti alle prese con l’emergenza Coronavirus, ormai il Paese più colpito a livello globale, solo nelle ultime 24 ore sono stati registrati 1.783 decessi, secondo i dati della Johns Hopkins University. Questo bilancio giornaliero porta a 16.478 il numero di morti registrate nel Paese.

Una storia ‘speciale’ quella dell’isola di Hart. È stata un campo di addestramento, un campo di prigionia durante la guerra civile, ha ospitato un manicomio e un sanatorio per la tubercolosi. Poi un riformatorio per minorenni, un carcere, un centro di riabilitazione per tossicodipendenti e infine tristemente famosa anche per le sue fosse comuni. 

Nelle ultime ore sono apparse online, su media come Cnn e Bcc, le immagini riprese con i droni delle prime bare sepolte nelle fosse comuni dell’isola. Si tratta dei corpi di chi permettersi funerali o posti al cimitero e che non viene ‘reclamato’ da familiari.

Soltanto nei giorni scorsi il sindaco di New York Bill de Blasio aveva escluso tale eventualità, sottolineando di voler trattare “ogni famiglia con dignità rispettando le volontà dei credenti”.