Nel 2014 era un “progetto criminale del partito unico”, oggi lo difende e annuncia un raddoppio infrastrutturale per bloccare i rincari dell’energia. È l’ultima piroetta di Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri del Movimento 5 Stelle, incarico che si è visto confermare sia nei due governi Conte he in quello Draghi, sul tema del TAP, il gasdotto Transadriatico che dal Mar Caspio attraversa Turchia, Grecia e Albania e consente l’arrivo di gas naturale in Europa dall’Azerbaijan.

Una inversione a U per Di Stefano, che col Movimento solo ‘di lotta’ e non ‘di governo’ definiva il TAP “opera dannosissima e inutile”, arrivando nel 2013 ad occupare i banchi del Governo (all’epoca il presidente del Consiglio era “l’alleato” Enrico Letta) per la scelta della presidente della Camera Laura Boldrini di anticipare l’esame della Tap per farla aprire entro il 2020, cosa poi avvenuta.

Ancora nel 2017 Di Stefano, diventato nel frattempo il responsabile del programma di Governo di politica estera del Movimento, definita il TAP come “un tubo che non serve”, anche perché per la realizzazione “si sradicano 10 mila ulivi”. A dargli manforte era il pasdaran pentastellato Alessandro Di Battista, che andava in tour a Melendugno annunciando alla popolazione che il progetto sarebbe stato “bloccato entro due settimane.

Progetto che invece, come noto, è andato regolarmente in porto anche grazie agli stessi 5 Stelle: una volta giunti al Governo nel 2018 i grillini si sono accorti infatti che bloccare o modificare l’opera si sarebbe esposta al rischio di rilevanti risarcimenti, stimati dal governo Conte tra i 20 e i 35 miliardi di euro. Circostanze ben note agli stessi grillini, che continuarono per fini elettorali a strillare di poter (e voler) bloccare il gasdotto Transadriatico.

La conferma della giravolta arriva quindi da Di Stefano, che mercoledì ha annunciato che il governo sta “lavorando da oltre un anno al raddoppio della portata della Tap da 10 a 20 miliardi di metri cubi annui. Basta potenziare le centrali di compressione lungo il tubo già esistente, in modo da poter aumentare la pressione e la quantità di gas pompato. L’infrastruttura è stata progettata in vista di questo e non sono necessarie ulteriori opere”.

Una mossa anche in chiave anti-nucleare, dato il dibattito che si è riacceso in Italia grazie alle ‘spinte’ del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, definendo la campagna pro-nucleare come “annunci deliranti” a favore di una tecnologia “sicura e pulita che ad oggi non esiste“.

Di Stefano, di fronte alle critiche di chi lo accusa della giravolta sul tema TAP, prova quindi a dare la sua versione: “Lo scrivo una volta per tutti quelli del ‘voi non eravate contro?’ Sì, lo eravamo, era un progetto diverso (l’approdo era sulla spiaggia invece che insabbiato), e sbagliavamo di grosso sulla valutazione energetica. Quando ci si rende conto di aver sbagliato, se si vuole fare il bene del paese, bisogna solo ammetterlo e correggere il tiro. Semplice, che vi piaccia o no”.

Insomma, il gasdotto “inutile e dannoso” è diventato un asset fondamentale del Paese, scusateci.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia