Cessioni, delocalizzazioni, chiusure, licenziamenti. È l’inferno decennale che attraversano le aziende del ‘made in Italy’, una continua emorragia che ha svuotato il comparto industriale del Paese a colpi di serrande abbassate, produzioni spostate dal Sud al Nord o all’estero, cessioni dei marchi a gruppi esteri. L’ultimo caso in ordine di tempo è quello della Sammontana, l’azienda di gelati che chiude i battenti nella sede di Pomezia (Roma) per spostare la catena di montaggio a Verona, con a rischio il futuro dei 134 dipendenti.

MODA E LUSSO – Il settore più colpito dal boom di acquisizioni estere è sicuramente quello della moda, simbolo del ‘made in Italy’. A fare la parte del leone è il gruppo LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton SE, abitualmente accorciata in LVMH. Il colosso francese nel corso degli anni ha acquistato marchi famosissimi come Fendi, Bulgari, Loro Piana. Dal 2012 anche Valentino è passata in mani straniere, venduta assieme al marchio M Missoni alla società Mayhoola for Investments del Qatar, mentre dal 2018 la Gianni Versace srl fa parte del gruppo Michael Kors e successivamente è entrata nel gruppo Capri Holdings Limited, creando un nuovo gruppo del lusso assieme a Michael Kors e Jimmy Choo.

ALIMENTARE – Altro simbolo dell’italianità è il cibo, anche in questo caso però le aziende del Belpaese da tempo sono state ‘depredate’ dagli acquirenti stranieri. Si parte dal 1993 quando gli svizzeri della Nestlè comprano il marchio Italgel, comprendente Gelati Motta, Antica Gelateria del Corso, La Valle degli Orti, oltre al Gruppo Dolciario Italiano con Motta e Alemagna (quest’ultimo rientrato in Italia grazie alla Bauli). I francesi di Lactalis nel 2011 acquisiscono Parmalat, risanata dopo il crack che aveva rovinato migliaia di risparmiatori italiani. Doppia cessione per gli oli Bertolli-De Rica-Cirio, passati nel 1993 ad Unilever e nel 2008 alla spagnola Deoleo, mentre anche le ‘bionde’ italiane sono finite all’estero. La Birra Moretti passò agli olandesi di Heineken già nel 1996, mentre la Peroni dall’ottobre 2016 fa parte del gruppo giapponese Asahi Breweries.

TELECOMUNICAZIONI – L’ex monopolista Telecom Italia vede dal 2015 come primo azionista i francesi di Vivendi, ma già in precedenza il gigante dalla Tlc era passato in mani stranieri con la gestione Telco, con gli spagnoli di Telefonica, Mediobanca, Intesa e Generali. Sempre Vivendi possiede inoltre il 25,7% del capitale di Mediaset, la holding di Silvio Berlusconi secondo gruppo televisivo privato d’Europa.

INDUSTRIA – Nel corso degli anni gran parte dei colossi industriali privati italiani sono finiti in mani estere. Pirelli parla per esempio cinese, con ChemChina socio forte del gruppo col 45% delle azioni. Italcementi, quinto produttore a livello mondiale di proprietà della famiglia Pesenti, dal 2016 è passata al gruppo tedesco HeidelbergCement con il 96,3% del capitale. Ha lasciato la sua azienda in mani estere anche la famiglia Merloni, nota per il marchio Indesit: nel 2014 infatti venne stipulato un accordo di vendita al gruppo statunitense Whirlpool. Altro caso di scottante attualità è quello dell’Ilva, la ex Italsider passata nel 1995 dallo Stato alla famiglia Riva. L’azienda commissariata a seguito di una maxi inchiesta sui reati ambientali nello stabilimento di Taranto è stata venduta nel novembre 2018 agli indiani di ArcelorMittal. Il primo produttore mondiale di acciaio a distanza di un anno ha presentato un atto di citazione al tribunale di Milano per chiedere il recesso dell’accordo che impegnava il gruppo nel risanamento e rilancio degli stabilimenti italiani, giustificato con la cancellazione dello scudo penale per i vertici di ArcelorMittal impegnati nel piano ambientale concordato con i commissari.

MOTORI – La Fiat nel 2014 è giunta alla fusione con gli americani di Chrysler Group, creando un colosso italo-statunitense di diritto olandese, FCA, mentre a breve è prevista una seconda maxi fusione con i francesi di PSA. Altri due marchi storici dei motori sono da diversi anni finiti all’estero. La Ducati Motor Holding S.p.A nel 2012 annuncia infatti l’acquisizione da parte della Lamborghini, la casa automobilistica passata a sua volta al gruppo tedesco Volkswagen. La Magneti Marelli è passata invece nel 2018 ai giapponesi di Calsonic Kansei per 6,2 miliardi di euro.