Il videogioco Mafia City è stato lanciato per la prima volta nel 2017, ma è entrato solo qualche anno dopo nel mirino di una serie di polemiche politiche. Strategico e simulativo, il videogioco infatti in queste ultime settimane sta subendo un’esposizione mediatica per la sua martellante campagna pubblicitaria su Facebook e altri canali social. Gli appassionati di videogame, e i gamer in generale, conoscono abbastanza questo mondo per sapere che questo tipo di giochi viene spesso utilizzato anche dagli adolescenti ma non per questo l’intento è quello di mietere violenza o istigare all’odio. Ma così non è stato interpretato dal deputato dem Carmelo Miceli, il quale ha scritto un post sul suo account personale, ripreso poi dalla pagina ufficiale dei deputati del Partito Democratico, in cui ha parlato di un “un subdolo strumento di propaganda mafiosa e di istigazione alle pratiche delinquenziali che dà una accezione positiva della “mafia” e del “padrino” e che rischia di corrompere le giovani generazioni”. Inoltre ha aggiunto di prendere dei provvedimenti in merito e di agire depositando “una interrogazione parlamentare per accertare come sia possibile che un gioco così immorale sia libero di circolare sui social italiani e ne chiederó immediatamente l’oscuramento”.

Nello specifico, ciò che il deputato contesta è l’aggressività della pubblicità che mette in condizione i giocatori di raggiungere i vari livelli di status mafioso “calandosi nei panni di un boss, tra saccheggi, occupazioni, pestaggi e omicidi puntano a fare diventare il proprio Clan tra i più forti della “mafia italiana” e a ottenere il titolo di Capo dei Capi”. 

In queste ore sta girando molto sui social la pubblicità di uno schifoso videogame chiamato MafiaCity.Parliamo di un…

Gepostet von Deputati PD am Sonntag, 26. Juli 2020

Ma si sa che ad ogni reazione ne corrisponde una uguale e contraria. Tanto è bastato per scatenare la replica dei gamers e in generale degli utenti che attraverso siti dedicati ai videogiochi e commenti sotto al post del dem hanno ritenuto eccessiva la risposta del deputato Miceli ad un videogame spacciato per quello che realmente non è. Secondo quanto riportato da giocatori e appassionati il mobile game sviluppato da Yotta Games per i dispositivi iOS e Android è un casual game che utilizza il tema mafioso in maniera marginale e stereotipata. Più precisamente, come qualsiasi altra forma di narrazione a scopo di intrattenimento, non è detto che i giochi che includono tematiche del genere si pongano come obiettivo quello di creare delinquenti e criminali. E’ un errore di valutazione quello di trattare i videogiochi come qualcosa di diverso rispetto a semplici passatempi a scopo ricreativo.

Ciò che però ha destato maggiore contestazione è la presa di posizione da parte del deputato dem di oscurare il videogioco. I gamers e gli stessi commentatori della rete non hanno mandato giù la proposta di rimuovere Mafia City. Per loro, infatti, è soltanto uno dei tanti videogame che riceve critiche o che ha come focus argomenti di questo genere. Ma si tratta, appunto, di videogiochi che non vanno ad intaccare con l’azione nella vita reale. Tra le altre cose, molte critiche si sono basate su come mai si sia deciso di prendere di mira questo videogioco ignorando come da decenni esistano Serie Tv, libri e film che trattano gli stessi argomenti, spesso anche in modo più crudo e diretto di quanto non accada in Mafia City.

La stessa serie televisiva Gomorra è stata più volte frutto di polemiche, intesa come strumento di propaganda accusata di promuovere un certo tipo di stile di vita mafioso. Ma non è mai stata chiesta la sua chiusura. Secondo questo filo logico, dunque, tutti i prodotti di intrattenimento che si fondano su tematiche uguali o simili dovrebbero essere bannati. Resta comunque da sciogliere il nodo degli stereotipi e di quanto ci sia differenza tra il mondo simulato e un mondo reale, che non ha niente a che vedere con quanto accade nel mondo circostante.