Già nei mesi scorsi l’orientamento del governo era apparso chiarissimo: in assenza di importanti risorse economiche sarebbe stato necessario rompere il salvadanaio per recuperare quanti più soldi possibile, raschiare il fondo del barile e percorrere la strada dell’extradeficit. Dopo mesi di affannosa ricerca è stata partorita una manovra da circa 24 miliardi di euro che da giorni sta circolando nella sua versione non ancora definitiva e che dovrà affrontare un passaggio parlamentare che presenta una serie di insidie con un grande punto interrogativo sul fattore emendamenti. Dalla bozza emergono diverse novità e di certo non sfuggono gli strumenti fiscali a cui l’esecutivo farà ricorso per raggiungere tutte le coperture necessarie, visto che il governo ha individuato nel taglio del cuneo fiscale (confermato solo per un anno) e nella riforma dell’Irpef due priorità assolute a cui non è pensabile rinunciare. Sullo sfondo sono stati disseminati balzelli e tasse che andranno a infarcire molteplici passaggi tra i 91 articoli della prossima Legge di Bilancio.

Sale l’Iva sui prodotti per l’infanzia e per l’igiene femminile
Lo scorso anno il governo si era affrettato ad abbassare l’Iva al 5% sui prodotti per l’infanzia e per l’igiene femminile (la cosiddetta tampon tax). A partire dall’1 gennaio 2024 però – stando alla versione momentanea del testo – l’imposta sul valore aggiunto tornerà al 10% su latte in polvere, liquido per l’alimentazione dei lattanti, condizionato per la vendita al minuto; estratti di malto; preparazioni per l’alimentazione, per usi dietetici o di cucina, a base di farine, semolini, amidi, fecole o estratti di malto, anche addizionate di cacao in misura inferiore al 50%. A essere interessati dall’aumento saranno pure prodotti assorbenti, tamponi destinati alla protezione dell’igiene femminile e coppette mestruali.
A denunciare l’indirizzo tracciato dal governo è Raffaella Paita, che ha imputato all’esecutivo la colpa di essere «nemico delle famiglie» alla luce delle decisioni che dal suo punto di vista non vanno nella direzione del contrasto al fenomeno delle culle vuote. «L’Iva su pannolini e seggiolini per bambini schizza dal 5 al 22%. Una vera e propria stangata per le coppie con figli piccoli», ha tuonato la senatrice di Italia Viva. Diventerebbero così soggetti all’aliquota ordinaria: si tratta semplicemente di una svista nella stesura della Legge di Bilancio? In caso avvertito, ha garantito Paita, «daremo battaglia in Parlamento».

Sigarette, e-cig e tabacco più cari
I ritocchi dei valori della componente specifica e dell’onere fiscale minimo comporteranno un aumento delle sigarette, con rincari previsti compresi tra 10 e 12 centesimi a pacchetto. Gli esperti di settore parlano anche di impatti fino a +30 centesimi per busta sul tabacco trinciato. Nella bozza vi è poi un ritocco al rialzo della tassazione sul tabacco riscaldato: si va verso la conferma degli aumenti previsti nel 2024 e nel 2025 per poi essere innalzata di un ulteriore punto percentuale nel 2026. Anche per le sigarette elettroniche si procede con una logica di tassazione pluriennale: sia per i liquidi con nicotina sia per quelli senza vi saranno aumenti dell’1% l’anno per il 2025 e il 2026.

L’incognita plastic e sugar tax
In tutto ciò pesa l’incognita sulla plastic e sugar tax, al momento congelate fino all’1 luglio 2024. Non sono da escludere ulteriori interventi per scongiurarne l’entrata in vigore, ma allo stato attuale non vi sono garanzie in tal senso e l’incertezza prende campo. Perché in nome dell’urgenza di far cassa si rischia di produrre un autogol a svantaggio delle aziende del settore. Non a caso gli scenari ipotetici sono eloquenti: migliaia di posti di lavoro a rischio, tracollo delle vendite di bevande analcoliche, calo del mercato, forte riduzione degli investimenti da parte delle imprese produttrici, contrazione degli acquisti di materie prime. Tradotto nei fatti: un disastro. Ecco perché Assobibe, associazione di Confindustria, ha lanciato l’allarme: il rinvio certamente fa prendere fiato, «ma non evita ulteriori difficoltà a imprese e cittadini, alle prese con un’inflazione che riduce il potere d’acquisto delle famiglie». La cancellazione definitiva sarebbe doverosa per porre la parola fine alle grandi perplessità che ancora oggi continuano a gravare sul comparto delle bibite analcoliche, con l’inevitabile effetto di bloccare investimenti e innovazione.