L’ex direttore del Corriere del Mezzogiorno Marco Demarco lascia la testata che ha fondato nel 1997 con Paolo Mieli e approda a Il Riformista. In un editoriale di congedo pubblicato sul Corrierino, come lo stesso Demarco lo definisce, il giornalista ripercorre la sua storia e racconta l’addio al quotidiano che “amo come un secondo figlio“.

Demarco, infatti, nel 2014 aveva lasciato l’incarico di direttore responsabile, passato ad Antonio Polito, restando comunque “nell’orbita dell’azienda come editorialista“. Diverso, invece, l’addio odierno: “Oggi mi allontano per andare a collaborare con un’altra testata. E che quest’ultima sia la stessa da cui proveniva Polito è solo la conferma di quanto piccolo sia il mondo, specialmente quello editoriale. Questo che state leggendo non è dunque un arrivederci, ma è certo che non è neanche un addio“.

Demarco ringrazia poi i tanti collaboratori “il Corriere del Mezzogiorno — e qui intendo non la testata, ma l’intera famiglia di redattori, tecnici, amministrativi e collaboratori — è diventato per me come un secondo figlio, e si sa che dai figli non ci si stacca mai in modo definitivo. Sono sincero, non lo dico per dire. Amo questo giornale, ed è per me una gioia vederlo in ottima salute“.

Rivendica poi i risultati conseguiti negli anni di direzione “Non era facile, in anni in cui la crisi dell’editoria si è acuita, riuscire a trovare una dimensione nuova in cui collocarlo. Il Corriere del Mezzogiorno è nato infatti quando i giornali dovevano al massimo vedersela con le radio e le televisioni. Poi tutto è cambiato, e non avrebbe avuto senso seguire le liturgie di una volta. Il Corrierino di oggi è diverso da come lo facevamo un tempo, ed è sicuramente un bene. Ma il dato ancora più rilevante è che ha conservato una sua fortissima identità. Anzi – prosegue nel suo editoriale –, se posso dirlo, e voglio dirlo, è proprio questa nuova personalità che ha permesso al giornale di stare in campo e di occuparne spazi sempre più estesi, con risultati che superano di molto il mero dato diffusionale“.

Demarco torna poi sull’addio alla direzione del 2014: “Ricordo bene ciò che ho scritto sei anni fa, quando ho lasciato la direzione. Mi rammaricai di non aver contribuito abbastanza a cambiare le cose reali. Era un momento in cui il Sud diventava sempre più Sud, più lontano e più debole. Ma non è questo che deve fare un giornale. Un giornale deve informare e solo cosi tenere viva la passione civile, allargando quanto più è possibile il raggio d’azione dell’opinione pubblica, nella speranza che alla fine la magia si compia: che dalle idee nasca l’azione, e da questa il cambiamento. L’attuale direzione di Enzo d’Errico si è distinta proprio su questo fronte. Non ha isolato il giornale rispetto al contesto. Non lo ha ridotto a un collettivo autoreferenziale, a una camera dell’eco in cui parlarsi addosso“.

Poi conclude “E non ha solo alimentato il dibattito pubblico. Ha anche stimolato rincontro fisico tra i lettori, e tra questi e le energie vive che ancora ci sono a Napoli e nel Sud. Lo stesso articolo che state leggendo è la logica conseguenza di questa continua ricerca del confronto. Non era scontato che io scrivessi questo saluto. Per giunta, alla vigilia di una collaborazione con un altro giornale. Ma è un segno di civiltà. Così come lo è stato l’invito, rivolto alle altre testate, a impegnarsi in battaglie unitarie in nome di un Sud migliore. Una cosa è la concorrenza, un’altra la convenienza comune. Per quanto è possibile, anche se altrove, proverò perciò a sostenere questa impostazione. Sarà un modo concreto per rimanere vicino al «mio» Corrierino e a voi tutti“.