Da Procida a Roma, alla guida di uno dei laboratori di virologia più accreditati d’Europa, presso l’istituto Spallanzani della Capitale, dove ha isolato il Covid-19. È il profilo di Maria Rosaria Capobianchi, 67enne procidana intervista sul Corriere della Sera da Carlo Verdelli. Capobianchi viene definita una “veterana molto autorevole, che non ha partecipato alla recente e permanente giostra degli esperti in tv”, ma che invece sul campo ha ottenuto risultati indiscutibili combattendo in trincea “dalla prima Sars del 2002 all’influenza suina del 2009, fino all’Ebola, identificato nel 1976 nel cuore dell’Africa e protagonista nel 2014 di un’ epidemia che ha sfiorato il mondo occidentale”.

Nel suo dialogo col Corriere, la napoletana Capobianchi mette in chiaro che “qualsiasi prospettiva di un’uscita rapida da questa pandemia, compreso l’arrivo dei vaccini, è un’ipotesi consolatoria”. D’altra parte però la ricercatrice spiega anche che, seppure il Coronavirus sia un avversario “poderoso”, ne abbiamo conosciuti “di più letali, l’influenza spagnola del 1918 ha provocato più di 40 milioni di vittime e mezzo miliardo di contagi. Ed è andata a cicli, come tutte le pandemie. Succederà anche stavolta”.

Tornando al vaccino, il tema più discusso di questi giorni anche per la polemica che ha coinvolto Andrea Crisanti, la Capobianchi spiega che “siamo molto vicini”, ma è “probabile che questo virus non sarà stroncato come è successo per il SarS-CoV nel 2002, e quindi avremo a che fare con lui, temo, ancora per molto tempo e diverse altre stagioni, come per le ondate di influenza”.