Marianna Manduca aveva solo 36 anni quando la sera del 3 ottobre del 2007 Saverio Nolfo, l’ex marito, la uccise a bastonate e coltellate in una via di Palagonia (CT). I due avevano insieme tre bambini bambini di 3, 5 e 6. Oggi quei bambini rimasti orfani per la follia omicida del padre attendono una “risposta di giustizia forte” dal tribunale. I tre orfani, in un iter processuale complesso, hanno visto riconoscersi in primo grado un risarcimento di 250mila euro dopo che era stata ravvisata la responsabilità civile dei magistrati: Marianna aveva denunciato per 12 volte quel marito violento ma nessuno l’ascoltò. Saverio dopo averla uccisa si costituì alla polizia portando con se il coltello con cui aveva già più volte minacciato di morte l’ex moglie.

La Corte d’appello di Messina lo scorso marzo ha annullato quel risarcimento attribuito agli orfani in Primo Grado dando ragione alla Presidenza del Consiglio che aveva fatto ricorso sostenendo che i magistrati di Caltagirone fecero il possibile considerata l’assenza all’epoca di una legge sullo stalking. Una decisione che la difesa della famiglia di Marianna ha impugnato in Cassazione e oggi nell’udienza davanti alla terza sezione civile il pg ha chiesto il rigetto del ricorso.

“Ora attendiamo la decisione dei giudici della Cassazione. Abbiamo raccontato la storia di Marianna, che non è stato solo l’assassinio di una donna ma la storia di una richiesta d’aiuto rimasta inascoltata – ha detto all’Adnkronos l’avvocato Licia D’Amico legale difensore dei figli di Marianna al termine dell’udienza – Agli atti restano le sue denunce, dodici, tutte circostanziate e le ultime scritte tutte in maiuscolo: era il suo grido d’aiuto”.

La storia di Marianna, spiega ancora il legale, a cui è stata dedicata un’associazione ‘Insieme a Marianna’ “è stata costellata da decine di reati ‘sentinella’. All’epoca non c’era la legge sullo stalking ma il codice penale sì. E se c’è una sentenza come quella della Corte d’Appello che ha negato il risarcimento ai tre figli di Marianna e che dice che questo femminicidio non poteva essere evitato allora va spiegato che senso ha dire alle donne di denunciare”.

Un delitto efferato che “ha lasciato tre orfani in caso di un verdetto negativo potrebbero dover restituire quel risarcimento che gli ha permesso di mettere su un bed and breakfast. Chi ne aveva facoltà – sottolinea l’avvocato D’Amico all’Adnkronos – poteva rendersi conto che la vicenda di questi ragazzi non è una storia come le altre e poteva aiutare questa famiglia con cinque adolescenti. Ma si è scelta la via dei ricorsi. E l’unico aiuto in questi anni è arrivato dalla stampa che ci ha sostenuto dando voce a questa storia. Una vicenda che in ogni caso non potrà chiudersi qui e siamo pronti, se l’esito non sarà favorevole, ad arrivare fino alle corti europee”.