Cercasi leader nel campo largo
Meloni cita Schlein e ignora Conte, ma Elly cammina sull’argilla e questa volta non la salveranno i gazebo
Probabilmente Elly Schlein non avrà chiuso occhio per giorni nella speranza di mettere in scena una performance capace di renderla l’anti Meloni, così da allontanare quel vociare, più sibillino che esplicito, che la definisce già “perdente” e che sogna di incoronare subito Conte, oppure di rimandare al dopo voto (nella speranza di ottenere una maggioranza) la scelta. Il risultato è sempre lo stesso: nel primo caso Elly resta fregata a monte, nel secondo a Valle.
Nel mezzo ci sono le strategie e i tatticismi di tutti gli aspiranti premier palesi o meno nel campo largo, compresi coloro che subodorando la debolezza dei leader ufficiali e fidando sulla propria astuzia hanno scelto “nel mezzo del cammino” di schierarsi lì, consapevoli di poter approfittare del primo passo falso. Tra una pausa teatrale e un ritiro di ricarica Elly osserva questo scenario e sente la pressione di Conte aumentare – accompagnata da una prematura fanfara giornalistica che la invita già a meditare il passo indietro – mentre nel suo partito tutto tace, ma questa non è una novità. Nel suo intervento alla Camera, appassionato seppur inefficace, più comizio che orazione dagli scanni della Camera dei Deputati, tutta la tensione è venuta fuori.
Elly si è protesa in avanti, motivata dalla stessa Premier – che ben due volte l’ha citata, preferendo invece ignorare il già Avvocato del popolo- ma alla fine ha ceduto lasciando che l’emozione prendesse il sopravvento e cadendo lì dove si misura la differenza tra un leader e un lanciatore di slogan, tra chi può incarnare le istituzioni e chi invece per quanto si sforzi resta sempre ancorata ad uno stile utopistico ricreativo della politica. Ed oggi servono i leader. Meloni lo è e lo ha mostrato anche oggi.
Un leader sa unire i suoi e dividere gli avversari, e così ha fatto la Premier, che citando Elly ma ignorando Conte ha suscitato le ire del suo predecessore sentitosi ridimensionato nel suo ruolo. Osservando il cosiddetto “campo largo” nel primo confronto post referendum al di là delle frasi più o meno forzate, più che ad una coalizione che si è posta l’obiettivo di costruire l’alternativa, è sembrato di assistere ad una fiera delle vanità, dei protagonismi, ad una rincorsa a sembrare i più bravi, i più legittimati ad essere gli avversari di Meloni. Elly ci ha provato, e ci proverà ancora, ma alla fine lei più di tutti è consapevole di camminare sull’argilla, e sa anche che questa volta non la salveranno i gazebo. I volti cerulei di oggi a sinistra sono la cristallizzazione politica di una aggregazione contro natura, dell’ennesimo assemblaggio di una coalizione artificiale e priva di qualsiasi visione comune.
Non bastano come sostiene qualche volpe “tre o quattro punti”, l’Italia non è un condominio. Per governare l’Italia serve una visione, una cornice che anche in momenti come quelli attuali garantisca una certa solidità. Piaccia o no sono trentuno anni che il centrodestra ne ha una, e sono trentadue anni che la sinistra deve ripartire da qualcosa, peccato che non si sia mai capito cosa sia questo qualcosa.
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