Emma Bonino, a un certo punto, sconsolata, ha citato Victor Hugo. Ha detto: «Molte bocche parlano. Pochi cervelli pensano». Difficile darle torto. Emma Bonino ne ha viste tante in Parlamento. A occhio è quella che sta qui dentro da più tempo. Ci mise piede nel 1976, la prima volta dei radicali, insieme a Pannella, erano dei gran rompiscatole, Sandro Pertini la chiamava la monella di Montecitorio. Ieri non sapeva come commentare l’iradiddio sul Mes.

Cosa sia il Mes è cosa assai difficile da spiegare (ci prova Gianni Pittella a pagina 11 di questo giornale). Quel che si sa con una certa sicurezza è questo: è un trattato europeo che serve a impedire il fallimento degli Stati dell’Unione. È stato riformato dopo una complessa trattativa tra Stati, alla quale l’Italia ha partecipato con il governo Salvini-Di Maio (del quale Conte era considerato una specie di prestanome). Ora il trattato deve essere firmato, senza che sia stato più modificato dopo i negoziati col governo italiano gialloverde. A quel trattato chi muoveva obiezioni, come è usuale, erano i partiti dell’opposizione e in particolare il Pd.

Oggi il Pd – che nel frattempo ha sostituito la Lega al governo – ha deciso di accettare il trattato e lo difende a spada tratta. Chi ha stabilito che il trattato è una fregatura è invece la Lega, cioè il partito del vice premier Salvini, che all’epoca era considerato dall’opinione pubblica e dalla stampa il vero padre padrone del governo. Cioè del governo che negoziò il trattato. La situazione davvero è paradossale. Non si era mai vista una battaglia feroce, in Parlamento, a forze politiche invertite. Sarebbe come immaginare che nel 1953 i comunisti si fossero schierati all’ultimo momento a difesa della famosa legge truffa (poi se fosse o no legge truffa è un’altra discussione) e i democristiani di De Gasperi, che l’avevano scritta, l’avessero additata come una ferita alla democrazia. O che Craxi, nel 1984, avesse disposto i socialisti a far barriera contro il taglio della scala mobile.

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I paragoni col passato, comunque, sono impossibili. La politica ha cambiato completamente pelle. Il problema è che non si capisce bene che pelle si sia messa. Forse ancora nessuna. Ieri il presidente del Consiglio – che anche lui non scherza a paradossi, essendo il primo e spero ultimo presidente del Consiglio repubblicano ad avere governato con due maggioranza diverse e alternative – ha spiegato in tutte le lingue che l’accordo sul Mes era largamente condiviso dai ministri del precedente governo e dunque non capisce l’opposizione di oggi. Salvini ha continuato a insultarlo, confermando la sua accusa di alto tradimento. Sempre per fare un po’ di storia, l’ultimo presidente del Consiglio che si beccò l’accusa di alto tradimento – e sempre a occhio e croce – fu il maresciallo Pietro Badoglio, nel luglio del 1943. Capite bene che i precedenti ci dicono che il salto, anche di linguaggio, nelle polemiche è notevole.

Cosa è successo ieri, in Parlamento? Il presidente Conte si è presentato alla Camera e al Senato e ha spiegato perché l’Italia ha accettato l’accordo sul Mes, perché questo accordo è conveniente e perché le accuse di tradimento, che lo feriscono, sono insensate. Salvini ha gridato: vergogna, vergogna. La presidente del Senato, Casellati, ha chiesto a Salvini di tacere perché in quel modo offende le istituzioni. Salvini non ha smesso. Mario Monti ha espresso solidarietà a Conte. Del resto il senatore Monti è un tipo che ha sempre amato molto l’Europa e pochissimo Salvini. Il Pd ha difeso Conte. I Cinque stelle sono spariti. Di Maio era lì al banco del governo ma fingeva di essere da un’altra parte. Perché? Mistero. Di Maio è uno di quelli che anche lui nel governo Conte, dicono, contava parecchio. Ora è incerto. Un po’, è chiaro, ha nostalgia di Salvini. Di Maio è giovane, la goliardia di Salvini, probabilmente, per lui è irresistibile. Un po’ ha paura che comunque questo salva-Stati sia indifendibile. Non perché sia una cosa buona o cattiva – questo nessuno lo sa e a nessuno interessa molto – ma perché basta dire che aiuta i tedeschi e le banche e la gente si infuria e non sta più a sentire nessuno. E che ci vuole a dire che aiuta i tedeschi? Allora rischi di perdere voti. Che poi Di Maio di voti ne ha persi già abbastanza anche prima del Mes.

E così a difendere il trattato è rimasto solo il Pd. Che come al solito ha questa vocazione masochista a prendersi sulle spalle le rogne di tutti. E oltre alle rogne si prende un sacco di insulti. L’alfiere del Pd filo-Mes è il ministro Gualtieri, che probabilmente è quasi l’unico ad avere studiato davvero il dossier e a poterlo giudicare. Ma nessuno ha intenzione di ascoltarlo. Tutti parlavano, ieri, alla Camera e al Senato. Parlavano, parlavano. Tutte le bocche: senza freni, senza paure. E i cervelli ? Beh, i cervelli…