Parlare di urbanistica a Milano, nell’anno che ci separa dal voto del 2027, non è mai un esercizio neutro. È la materia su cui la città si è inceppata — dai cantieri bloccati ai processi ai funzionari, fino a una legge speciale che nessuno ha ancora saputo scrivere. Per questo vale la pena raccogliere il filo che il Partito Liberaldemocratico ha provato a tendere, una settimana fa al Circolo De Amicis, con un convegno intitolato non a caso “Rigeneriamo l’urbanistica per la qualità della vita”. Il merito, al netto dell’evento, è averlo riportato dove dovrebbe stare: non nel gergo tecnico di comparti e indici, ma dentro una domanda di civiltà.
Tre passaggi meritano di essere tenuti.

Il primo è della psicologa sociale Simona Sacchi: la bellezza dei luoghi non è un lusso estetico ma una variabile del comportamento collettivo, incide sull’attenzione, sulla prosocialità, perfino sul senso di sicurezza. Una città brutta genera paura, e la paura chiama sorveglianza, non cittadinanza. Il secondo è la lettura dell’avvocato Elena Tanzarella: esiste, nella Costituzione, un diritto alla bellezza che discende dall’articolo 2 e si annoda all’articolo 41, dove la proprietà privata è vincolata all’interesse pubblico. Non è retorica: è il fondamento giuridico che legittima la politica a pianificare. Il terzo è l’ammonimento di Giorgio Lazzaro, dirigente tecnico: semplificare non è tacere. La Milano-Napoli si costruì in otto anni con una normativa del 1939; la quarta corsia della Milano-Bergamo ne ha chiesti diciannove. Il silenzio-assenso e l’algoritmo non sono pensiero, sono la sua abdicazione. Da qui, le indicazioni di metodo. Per l’architetto Sergio Pasanisi occorre “abbandonare il sogno del piano regolatore generale” e tornare al “linguaggio della fattibilità”, cancellando parte delle regole vigenti per costruire città a misura delle persone.

L’agronomo Paolo Callioni ha ricordato che il verde non è accessorio ma “infrastruttura di rete”: le città più verdi sono anche le più produttive, e chi abita a oltre trecento metri da un’area alberata registra una maggiore incidenza di malattie. Parigi e Lione stanno già depavimentando. Nelle conclusioni, il segretario regionale Alberto Pilotto e il presidente del Comitato Scientifico Alessandro De Nicola hanno indicato l’obiettivo: un confronto serio per una “urbanistica liberale”, capace di tenere insieme assetto funzionale, qualità della vita e crescita economica. Una traccia, per ora. Ma – questo è l’importante – una traccia di pensiero.