Venti edifici, tre delibere, una chiamata alla città senza precedenti per scala e valore storico: la più ampia mai registrata in Italia. La giunta di Palazzo Marino ha approvato su proposta di Emmanuel Conte, assessore al Bilancio, Demanio e Piano straordinario Casa, un programma di riattivazione del patrimonio comunale in disuso che verrà presentato a Palazzo Reale nel primo workshop dedicato. Ma è la cornice, più del contenuto, a raccontare qualcosa della Milano amministrativa di oggi.

Milano, il metodo Conte e il piano straordinario casa: “Così rimettiamo in circolo i beni pubblici inutilizzati”

«Milano avvia un’ampia operazione di rigenerazione del patrimonio pubblico: una chiamata aperta a imprese, fondazioni e associazioni per recuperare immobili oggi vuoti o abbandonati. I beni pubblici inutilizzati sono una ferita urbana, ma anche una risorsa ed un’opportunità di tutti», spiega Conte. «La nostra scelta è rimetterli in circolo, con un unico obiettivo: renderli accessibili e utili alla collettività. Quello che presentiamo, per renderlo possibile, non è solo un elenco di immobili, ma una visione politica e un metodo. E, insieme, un invito alla città a condividere e a partecipare». È in quelle due parole – visione e metodo – che si condensa la cifra di Conte. Quarantasei anni, nato a Eboli da padre ex ministro socialista, formazione alla Bocconi, non ha il profilo del politico di mestiere. Ha quello del manager pubblico, dell’economista che misura i risultati in bilanci e procedure. Consigliere comunale nel 2016, presidente della commissione Bilancio, assessore al Bilancio dal 2021, oggi titolare anche del Demanio e del Piano straordinario Casa: una traiettoria che lo ha portato, tassello dopo tassello, al centro della plancia di comando di Palazzo Marino. Tanto che in molti lo indicano ormai come il vero delfino di Beppe Sala, il nome più accreditato per raccoglierne l’eredità nel 2027.

La sua filosofia amministrativa si legge in controluce nelle operazioni che ha firmato. La più emblematica resta la Galleria Vittorio Emanuele II: i canoni di concessione, attestati nel 2021 sui 53 milioni di euro, nel 2026 supereranno gli 83 milioni. Un incremento del 58% in quattro anni, oltre trenta milioni di risorse in più che finiscono nel bilancio comunale senza un euro di nuova pressione fiscale. Tutte le 52 insegne del salotto di Milano sono assegnate almeno fino al 2030, con aste a rilanci che hanno estratto valori record – l’ex spazio Swarovski aggiudicato nel 2024 a Tiffany & Co. a oltre 20.600 euro al metro quadro annui. La tesi di Conte, ripetuta come un mantra, è che Milano cresca quando il mercato crea valore e il pubblico lo trasforma in coesione. L’attrattività internazionale che finanzia il welfare.

I dettagli del pianto straordinario casa

L’altro grande capitolo porta la sua firma fin nel titolo della delega: il Piano straordinario Casa. Diecimila alloggi in dieci anni, affitti calmierati per il ceto medio – quel 37-38% di lavoratori dipendenti con redditi tra 1.500 e 2.500 euro che oggi non trova casa a Milano –, aree pubbliche concesse a un euro simbolico al metro quadro. I primi bandi, sulle aree ex Palasharp, San Romanello e Bovisasca, sono già operativi, con canoni a partire da 375 euro al mese per cinquanta metri quadri. «Non deleghiamo, ma guidiamo», ha detto presentando le linee di indirizzo: la regia pubblica come principio politico, non come nostalgia novecentesca. Su questa impalcatura si innesta ora l’operazione sui venti immobili dismessi. Un censimento accurato con il supporto dei Municipi, il confronto con le altre capitali europee, le manifestazioni di interesse già pervenute: tre pilastri che spingono, come sottolinea l’assessore, «a non procedere più per interventi isolati o bandi singoli, ma offrendo alla società civile un quadro delle opportunità che si possono aprire per Milano». Il Demanio, osserva, «intende trasformare ferite urbane in opportunità».

Gli immobili tornano a vivere

Del resto, il mandato ha già messo a segno risultati concreti: la Cascina Colombè al progetto Foody di Sogemi, l’ex Hammam di via Civitavecchia diventato “Casa Lilt” con undici milioni di investimento, l’ex Marchiondi alla Fondazione Collegio delle Università Milanesi, l’ex Obitorio di via Francesco Sforza alla Statale. È dentro questa continuità che la nuova chiamata trova credibilità. Venti immobili che tornano a vivere, una Galleria che rende più di quanto chiunque avesse immaginato, diecimila case per chi Milano la tiene in piedi ogni giorno. Non è retorica dell’efficienza: è il profilo di una buona amministrazione che lavora in silenzio, misura i risultati, chiama alla corresponsabilità. Il metodo Conte, appunto. Quello che potrebbe, un domani non lontano, salire un piano più su.