Ambrogio
Milano si è arricchita perché ha attratto persone più ricche. L’addizionale Irpef salirà di 30 milioni, ora serve una legge speciale
C’è un effetto che il bilancio di previsione 2026 del Comune di Milano ha messo nero su bianco, e che spiega perché Sala e Fontana si ritrovano insieme sul palco del Centro Studi Grande Milano a parlare di legge speciale. L’addizionale Irpef incassata da Palazzo Marino salirà di trenta milioni non per un aumento delle aliquote, ma — come ha spiegato l’assessore Emmanuel Conte — perché una parte dei nuovi residenti è più ricca della media dei contribuenti milanesi. Tradotto: Milano si è arricchita perché ha attratto persone più ricche. Un effetto che è il segnale di una mutazione più ampia e silenziosa.
La città attrattiva non è solo una città che cresce. È una città che cambia nella propria composizione sociale prima ancora che nel proprio paesaggio urbano, e che dunque ridisegna di continuo il proprio patto civico. Una mutazione di questa portata — per essere governata, e non subita — chiede leve amministrative di tipo nuovo. Non perché quelle di sempre siano sbagliate, ma perché sono state pensate per un’altra Milano e per un altro tempo. È l’esigenza che nelle stanze di Palazzo Marino si avverte da tempo, e che oggi comincia a trovare una traduzione politica condivisa.
Ecco perché il dibattito sulla legge speciale non è un tecnicismo per addetti ai lavori. È la risposta a una domanda che la città pone ogni giorno con più forza: può una metropoli globale continuare a essere amministrata con gli strumenti di un comune italiano di rango ordinario?
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