L’“Associazione Nazionale per il Personale di Carriera dei Funzionari di Polizia Penitenziaria – Sindacato Dirigenti del Corpo”, con riferimento all’articolo del 28 giugno 2020, “Concorso per direttore di carcere, nuovo tentativo di militarizzazione”, ritiene doveroso chiarire alcuni aspetti in difesa della dignità e del decoro della Polizia Penitenziaria. In primo luogo, un funzionario del Corpo di Polizia Penitenziaria ai sensi dell’art. 6 del Dlgs 146/2000, tra i suoi compiti ha anche quelli legati alla qualifica di sostituto ufficiale di pubblica sicurezza e di ufficiale di polizia giudiziaria, a garanzia di interessi di rilievo costituzionale, pertanto non può che essere dotato di un “bagaglio professionale, normativo ed esperienziale” tale da assicurare “massimamente” il rispetto di tutte le finalità dettate dalla Legge e dalla Costituzione.

In secondo luogo, la riserva dei posti a favore dei funzionari del Corpo è normativamente prevista dal Dlgs 63/2006 “Ordinamento della carriera dirigenziale penitenziaria, a norma della legge 27 luglio 2005, n. 154” all’art. 4, comma 4°. Inoltre, il superamento del concorso di cui in oggetto e del correlativo corso di formazione iniziale comporta l’assunzione nei ruoli dei dirigenti penitenziari e quindi l’uscita dal Corpo. Infine, non per ultimo, ai sensi dell’art. 1 delle legge 395/1990, la Polizia Penitenziaria è un “corpo civile” con compiti primari che vanno dalla “sicurezza” alla “rieducazione”, (art. 5 legge 395/2000), che stride con l’infondata (e offensiva) asserita “militarizzazione”. Una corretta informazione sulla Polizia Penitenziaria è doverosa per rispetto dei circa 40.000 uomini e donne che silenziosamente e quotidianamente servono lo Stato, dentro e fuori il muro di cinta.

Daniela Caputo, Segretario nazionale