L’Indice di Percezione della Corruzione 2019 di Transparency International (TI) classifica l’Italia al 51esimo posto nel mondo con un punteggio di 53/100. Anche se il nostro Paese guadagna ben 12 punti dal 2012 ad oggi, viene da chiedersi se la “percezione” dell’opinione pubblica sia sufficiente per stabilire il livello di corruzione di un paese rispetto ad altri. La mia personale esperienza nel campo della lotta alla frode ed alla corruzione a livello europeo e internazionale, mi ha portato da decenni a sostenere che paesi con bassi livelli di percezione non sono immuni dal fenomeno. In questo sono stato recentemente confortato dal Greco, l’organismo anticorruzione del Consiglio d’Europa e dall’Eurispes. Anche se l’indice di percezione della corruzione è spesso parametro di riferimento sulla affidabilità dei paesi e dei loro sistemi giuridici ed economici, col rischio di falsare gravemente la comparazione e la competizione tra le Nazioni.

Ho sempre sostenuto, anche sulla base di un sondaggio sulla percezione e realtà di frode e corruzione in Europa che avevo fatto realizzare dall’Eurobarometro quando ero portavoce dell’anti-frode europea (Olaf), il fatto che non si possano redigere classifiche di paesi più corrotti o che frodano più di altri se non si tiene conto anche della grande diversità degli strumenti che utilizzano per scoprire i fenomeni corruttivi o fraudolenti. Quando un giornalista mi chiedeva chi era il paese europeo più corrotto o che frodava di più in Europa, la mia prima risposta era che non lo sapevo. Alla sorpresa di chi non si aspettava questa risposta da me, completavo la provocazione proponendo di chiederlo ad un mago, ma non al portavoce dell’Olaf. Io potevo infatti fornire i dati dei casi scoperti nei singoli paesi. Ma da lì arrivare a stabilire chi era più corrotto o frodatore di un altro, era come, ad esempio, voler stabilire il numero di pesci del Mare del Nord, rispetto a quelli dell’Adriatico, unicamente su base del pescato. Senza considerare cioè che nel Mare del Nord si pesca magari con la lenza, mentre nell’Adriatico si usano le reti a strascico…

Potevo allora spiegare che in Italia, ad esempio, vi sono forze di polizia e magistratura con strumenti investigativi che non hanno pari in altri paesi europei, e non solo. Ricordando che per anni l’Italia è stata dipinta solo come il Paese della Frode e della corruzione, ma che era anche – come spesso avviene per le tante contraddizioni nazionali – quello della lotta alla frode, alla Mafia ed alla corruzione. Arrivato a Bruxelles nel 1990, come primo ufficiale e appartenente alle forze di polizia del nostro paese, presso la Commissione Europea, ho potuto contribuire all’inizio del ribaltamento dell’immagine del nostro Paese. Soprattutto a Bruxelles. Immagine spesso alimentata – nella migliore delle ipotesi con rassegnazione – anche da connazionali.

Non è un segreto che l’Uclaf il servizio antifrode che precedette l’Olaf, sia stato creato per tenere d’occhio “paesi canaglia” come l’Italia e la Grecia. Paesi che, alla fine degli Anni Ottanta, agli occhi della Signora Tatcher – che urlava “I want my money back” – erano patria solo di frodatori, criminali corrotti e corruttori che succhiavano le finanze comunitarie, attraverso indebite e fraudolente percezioni di aiuti agricoli e regionali, ai danni degli “onesti contribuenti britannici”. In qualche anno, dopo essermi accorto che tutto il mondo è paese e che i frodatori non parlavano solo italiano o greco, non senza qualche sforzo, devo dire, e a volte persino contro corrente e contro interessi contrastanti di altri, anche italiani – che avevano ragioni personali o strumentali ad amplificare quella cattiva “percezione” del nostro paese – siamo riusciti a ridurre la forza di molti stereotipi. Pensiamo quindi di aver dato un iniziale contributo al processo che ha portato oggi, finalmente, alla presa di coscienza del Greco, a livello di percezione vs realtà.

E questo è stato soprattutto merito delle nostre forze di polizia, e della Guardia di Finanza in particolare, che anche attraverso una capace attività di comunicazione internazionale, ha portato oggi l’Italia ad essere considerata, tra gli addetti ai lavori, un paese virtuoso nella tutela delle finanze dell’Ue, e nella lotta a frode e corruzione. Spesso presa persino ad esempio da Commissione e Parlamento Europei. E anche questo va detto e ricordato quando Trasparency International lascia l’Italia nel fondo della lista.

Perché urlare «in Italia tutti frodano e tutti sono corrotti », equivale a dire che « nessuno froda e nessuno e corrotto ». Incentivando potenziali corrotti e frodatori (che nella « percepita » generale impunità possono chiedersi: «se lo fanno tutti perché non devo farlo io? ») a passare all’azione, e dando unico beneficio ai veri corrotti e frodatori, che non mancano certamente nel nostro Paese, se confusi con moltitudini di « presunti colpevoli ». E che dovrebbero essere estirpati dalla mano ferma, asettica e precisa del chirurgo, e non da sciabolate al vento accompagnate da ululati alla luna.