Il cellulare staccato almeno un’ora prima del decesso, le immagini delle telecamere di videosorveglianza che non hanno riscontrato la presenza di altre persone sul luogo del delitto, il Rolex trovato a pochi passi dal cadavere chiuso e senza segni di effrazione e il coltello senza impronte con la vittima che indossava guanti in lattice.

Continua a restare un mistero la morte del medico, nato a Benevento ma in servizio a Napoli, Stefano Ansaldi, trovato sgozzato sabato scorso, 19 dicembre, in via Macchi a Milano, a pochi passi dalla stazione centrale. Gli investigatori stanno lavorando senza sosta per ricostruire le ultime ore di vita del ginecologo arrivato in treno nel capoluogo lombardo poco prima delle 15 e trovato senza vita intorno alle 18.

Al momento, in base agli elementi acquisiti, la pista seguita da carabinieri e magistrati meneghini porta a escludere l’omicidio (rapina finita male o motivi personale ed economici) lasciando principalmente aperta l’ipotesi di un suicidio i cui contorni sono tutt’altro che chiari.

I carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, coordinati dall’aggiunto Laura Pedio e dal pm Adriano Scudieri, in base agli elementi acquisiti ipotizzano che Ansaldi si sia tagliato la gola con un coltello da cucina ritrovato vicino al corpo. Sull’arma non sono state rinvenute impronte con lo stesso Ansaldi che indossava dei guanti in lattice, un dettaglio che in questa fase d’emergenza coronavirus potrebbe anche risultare irrilevante.

Inoltre le telecamere presenti nella zona non hanno riscontrato la presenza di altre persone così come i due testimoni, che l’hanno visto cadere a terra e morire, non hanno visto qualcuno scappare o sentito rumori di passi. Se ne stanno analizzando altre più lontane da via Macchi così come l’obiettivo degli investigatori è quello di chiarire se l’eventuale aggressore sia entrato all’interno di un civico della via, coperta da una impalcatura, senza essere ripreso.

Il cellulare di Ansaldi, non ancora ritrovato insieme al portafogli, è risultato spento circa un’ora prima del decesso. Circostanze che spingono gli investigatori a ipotizzare il suicidio anche dopo aver ascoltato familiari ed amici della vittima che, stando a quanto ricostruito, aveva difficoltà finanziarie.

Accanto al cadavere, oltre al Rolex, i carabinieri hanno ritrovato una valigia con all’interno biscotti, caricabatteria e altri oggetti di poco conto. Nel cappotto aveva 20 euro, il tesserino da medico e la carta d’identità.

Ma perché andare fino a Milano per togliersi la vita?
I dubbi sono tantissimi anche sulla pista che conduce al suicidio. Ansaldi a Milano aveva una sorella in quei giorni già rientrata a Napoli per le festività natalizie. Alla moglie aveva invece raccontato di recarsi nel capoluogo lombardo per incontrare delle persone, probabilmente provenienti dalla Svizzera, per motivi di lavoro. Il biglietto del treno era di sola andata.

Non ha lasciato nessun biglietto d’addio, le condizioni economiche non rosee potrebbero però far propendere per un gesto estremo, “magari dopo un appuntamento andato male”.

Dall’autopsia, i cui esiti definitivi si avranno tra almeno una quarantina di giorni, è emerso che il taglio alla giugulare è stato inferto da sinistra a destra. Sarebbero inoltre state riscontrati altri tentativi di tagli sempre sul collo.

IL DOLORE DEI FAMILIARI – “I familiari del dottor Stefano Ansaldi, nel confermare la più ampia fiducia nei confronti della magistratura e degli organi di polizia giudiziaria, che lavorano incessantemente per trovare i colpevoli del brutale assassinio del loro congiunto, confidano che sia rispettato il loro profondo dolore e chiedono particolare e maggiore riserbo da parte degli organi di stampa, vista la diffusione di notizie che non hanno, allo stato, alcun fondamento, ma che provocano ulteriore ed inutile sofferenza ai figli, alla moglie ed ai familiari tutti del dottor Ansaldi”. Lo afferma in nome e per conto della famiglia di Ansaldi l’avvocato Francesco Cangiano.

 

 

Redazione