Angelo Piazza, bolognese, avvocato e docente universitario, è stato ministro della Funzione pubblica nel primo governo D’Alema e deputato dello SDI, come si chiamava il PSI allora, per una legislatura. A lui chiediamo cosa sta succedendo sotto la superficie della Bologna borghese, colta e ricca. «Bologna è da qualche tempo snaturata. La crescita esponenziale del turismo e la diffusione degli affitti brevi hanno rivoluzionato il mercato immobiliare. Le famiglie e gli studenti non trovano più casa, mentre il centro storico rischia di spopolarsi. È in atto una trasformazione sociale e demografica profonda, sbilanciata con un’enorme popolazione studentesca: inevitabilmente tutte le tensioni si amplificano e si moltiplicano».

In questo contesto rischia di lisciare il pelo al mondo movimentista, estremista e talvolta violento.
«Non è la prima volta: Bologna è stata teatro di numerose manifestazioni pro Palestina sfociate nella violenza e anche di qualche aggressione contro gli ebrei. Un fenomeno, purtroppo, non soltanto bolognese. Le autorità locali non sempre hanno reagito con la fermezza necessaria. Essere progressisti, sostenere la pace e la libertà dei popoli non significa tollerare la violenza».

Come giudica i fatti avvenuti al Pilastro e i successivi scontri nel centro di Bologna?
«Dobbiamo distinguere due eventi. Il primo è la morte drammatica di Abderrahim Fakir durante un intervento della polizia al Pilastro. Non sappiamo ancora esattamente che cosa sia accaduto: esiste un’indagine e dobbiamo attendere per accertare eventuali responsabilità e individuare chi abbia sbagliato. Il secondo evento, altrettanto grave, è quello accaduto dopo. Il sindaco Matteo Lepore era certamente animato dalle migliori intenzioni quando ha convocato immediatamente i cittadini in piazza Nettuno. Ma bisogna fare due rilievi».

Quali?
«Il primo: si mobilita la città su un episodio del quale non si conosce ancora la dinamica, se non che una persona è morta in circostanze drammatiche. Chiedere verità è nobile, ma quella verità la stanno già cercando gli inquirenti. Il secondo: quando si convoca una manifestazione del genere sull’onda dell’emozione, in questa fase è quasi matematico che arrivi la frangia più violenta, intenzionata a creare il caos e a mettere a ferro e fuoco il centro. È ciò che purtroppo è accaduto».

Lepore è stato intempestivo o ingenuo?
«Al suo posto non avrei convocato la manifestazione nell’immediatezza dei fatti. Era troppo forte l’emozione e troppo concreto il rischio di infiltrazioni violente. Lepore ha poi condannato ogni forma di violenza, e questo è apprezzabile. Ma una maggiore prudenza avrebbe forse evitato che, al dramma del Pilastro, si aggiungesse quanto accaduto dopo».

Il centrosinistra sta affrontando adeguatamente il tema della sicurezza?
«Non a sufficienza. La sicurezza viene spesso considerata un argomento della destra, che a sua volta lo esaspera rincorrendo Vannacci. Ma ignorarlo perché ritenuto un tema dell’avversario è un errore. La sicurezza è molto sentita e sono proprio le classi meno agiate a soffrire maggiormente il degrado e la violenza. Deve diventare una priorità del centrosinistra insieme alla casa, al lavoro e alla sanità».

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.