Ha fatto il giro del web il video in cui Luigi Caiafa, il 17enne morto nel corso di una rapina in via Duomo, viene colpito a morte da un poliziotto. Le immagini ripropongono un tormentoso interrogativo: la morte di Luigi poteva essere evitata? Non mi riferisco, in questa sede, agli interventi strutturali necessari per evitare che un adolescente scelga la strada della criminalità. Sappiamo tutti che la delinquenza, inclusa quella minorile, potrebbe essere arginata se si offrissero serie opportunità di lavoro e di riscatto sociale a chi vive in contesti problematici come Forcella, il quartiere napoletano dove Luigi era nato e cresciuto. Il quesito è un altro: non sarebbe il caso che le forze dell’ordine cambiassero la loro strategia di controllo del territorio?

La Questura di Napoli dispone di uno strumento sperimentato con successo in altre nove città italiane. Si tratta di X-Law, un sistema messo a punto da un team di esperti dell’università Federico II, in grado di anticipare l’ora e il luogo in cui un delitto verrà commesso. Ne ha scritto, sul nostro giornale, il criminologo Giacomo Di Gennaro che ha spiegato la rilevanza dei modelli proattivi e della sinergia con i funzionari della Questura di Napoli. Il meccanismo raccoglie dati su caratteristiche socio-ambientali del territorio, tipologie di reati commessi di giorno in giorno, denunce presentate alla polizia, informative stilate dalle forze dell’ordine e studi criminologici. In base a queste informazioni, X-Law monitora la dinamica dei reati 24 ore su 24 e prevede l’evento criminoso consentendo alla polizia di anticipare i delinquenti. Di questo strumento si è già parlato a marzo scorso, all’indomani della morte di Ugo Russo, il 15enne ucciso da un carabiniere al quale intendeva rubare l’orologio.

Dall’epoca, però, nessun esponente delle forze dell’ordine ha chiarito se e come questo strumento venga utilizzato a Napoli. Eppure il prefetto Marco Valentini, tra l’altro autore di saggi in materia di innovazione e intelligence, ha recentemente sottolineato come nel capoluogo campano siano in giro troppe armi e come la violenza si cresciuta esponenzialmente nel corso degli anni. Alla luce di queste dichiarazioni e della successiva morte di Luigi Caiafa, chiediamo al prefetto e al questore Alessandro Giuliano: domenica scorsa X-Law era in funzione? L’ora e il punto in cui Luigi e l’amico Ciro stavano mettendo a segno la rapina era stato previsto? Se sì, con quanto anticipo? Non si tratta di domande banali, se si pensa ai loro risvolti e alle loro implicazioni. Se X-Law è stato utilizzato, perché i poliziotti sono arrivati sul luogo della rapina soltanto nel momento in cui questa veniva consumata? Non sarebbe stato possibile, in base ai suggerimenti del sistema, presidiare l’angolo tra via Duomo e via Marina così da scoraggiare i rapinatori?

Se X-Law non è stato utilizzato, invece, perché non si investe con convinzione su questo modello che in Campania avrebbe contribuito a ridurre i crimini predatori del 22% e a incrementare denunce e arresti in flagranza del 24? Perché il prefetto, che ieri ha riunito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per discutere dei controlli sull’osservanza delle norme anti-Covid, non fa accomodare i vertici delle forze dell’ordine intorno a un tavolo e si fa promotore di una nuova strategia di controllo del territorio che preveda anche il ricorso alla digital justice? In gioco non c’è solo la sicurezza del centro di Napoli, indispensabile tanto per chi vi risiede quanto per chi vi investe, ma anche la vita di giovani come Ugo Russo e Luigi Caiafa: forse, se si fosse sfruttato il supporto della tecnologia, le loro storie non si sarebbero trasformate in tragedie.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.