È stato presentato ufficialmente l’atto fondativo del movimento Autonomia Napoletana, un nuovo soggetto politico che si propone di riportare al centro il popolo napoletano, la sua identità e il controllo del territorio, partendo da un metodo dichiaratamente “dal basso”. La conferenza stampa, partecipata e dai toni fortemente identitari, ha visto gli interventi di Fabrizio De Lella, Gigi (tra i promotori politici del progetto) e Massimiliano Grillo, figure provenienti da esperienze diverse ma unite da un comune denominatore: la convinzione che Napoli stia pagando il prezzo di decenni di scelte calate dall’alto, di assenza di regole giuste e di un modello centralista che ha trasformato una capitale storica in periferia.

Turismo, lavoro e regole: “Napoli lasciata crescere per caso”

Uno dei temi centrali è stato il turismo, indicato non come problema ma come risorsa nata spontaneamente dall’iniziativa dei napoletani. De Lella, con una lunga esperienza nel settore dell’accoglienza extra-alberghiera, ha ricostruito la trasformazione della città dopo il 2013, quando Napoli ha iniziato a scrollarsi di dosso un’immagine negativa costruita negli anni.
«Napoli non è cresciuta grazie alle istituzioni ma per iniziativa diretta dei cittadini». I B&B e le case vacanza vengono descritti come un vero e proprio ammortizzatore sociale, nato in un momento in cui il centro storico era fatto di appartamenti vuoti e attività in fuga. Secondo i promotori del movimento, la politica avrebbe scelto di non governare questo processo, rinunciando a regole chiare e controlli equilibrati. Una mancanza che oggi si tradurrebbe in decisioni punitive verso i piccoli operatori locali, a vantaggio di grandi gruppi e multinazionali.

“Il popolo ha vinto, ora vogliono riprendersi tutto”

Nel corso degli interventi è emersa una critica dura alle recenti limitazioni sulle licenze e alle politiche commerciali cittadine. Il messaggio è chiaro: mentre ai napoletani viene impedito di aprire nuove attività, altri soggetti, spesso esterni al territorio, continuerebbero a trovare spazio. Un modello che, secondo Autonomia Napoletana, rischia di svuotare la città della sua anima, trasformandola in una vetrina senza popolo.

Un soggetto politico, non un partito

Gigi ha chiarito la natura del progetto: «Autonomia Napoletana non nasce come partito tradizionale, ma come soggetto politico popolare». L’obiettivo dichiarato è superare le gerarchie e le strutture verticali che, a loro dire, hanno tradito le istanze dei territori. Le radici del movimento affondano nelle battaglie sociali degli ultimi anni, nelle piazze, nei quartieri, nelle mobilitazioni che hanno visto cittadini, lavoratori e sindacati indipendenti difendere diritti e spazi di autonomia. Al centro della riflessione c’è una critica al centralismo dello Stato-nazione, accusato di aver indebolito non solo i territori ma lo Stato stesso, creando centri decisionali lontani e periferie senza voce. Napoli, viene ribadito, «non è una periferia», ma una città con una storia e una dignità da capitale.

Quartieri, identità e coscienza collettiva

Massimiliano Grillo ha portato l’esperienza dei Quartieri Spagnoli, simbolo di una rinascita costruita dal basso. Da area segnata per anni da criminalità e abbandono a meta turistica internazionale, grazie al lavoro dei residenti. «A Napoli, ha ricordato, il 99% delle attività è ancora in mano ai napoletani. È un’anomalia positiva che va difesa». Da qui l’idea di “marcare i territori”, non in senso conflittuale ma come risveglio di una coscienza collettiva e identitaria, contro quella che viene definita una lenta espropriazione culturale ed economica.

Lo Statuto: identità chiara e direzione unitaria

Il Documento Fondativo presentato durante l’incontro definisce con precisione la struttura e le finalità del movimento. Autonomia Napoletana si definisce anti-sistema, orientata all’emancipazione culturale, sociale ed economica dell’Area Metropolitana di Napoli, nel rispetto della sua vocazione storica e mediterranea. Elemento centrale dello Statuto è la scelta di una direzione politica unica e riconoscibile, affidata alla figura del Frontman, Portavoce e Garante della linea politica, ruolo ricoperto da Gigi Lista. Una funzione che non viene presentata come privilegio personale, ma come responsabilità di sintesi tra anime diverse ma convergenti. Il pluralismo, viene chiarito, è ammesso nei contenuti e nel dibattito interno, ma non nella linea politica pubblica, per evitare frammentazioni, conflitti interni e delegittimazioni.

Movimento e lista elettorale: due piani distinti

Lo Statuto stabilisce inoltre una netta separazione tra il movimento e la lista elettorale “Napoli Autonoma – per l’autogoverno della città”, definita come strumento tecnico e plurale, non sovraordinato né coincidente con il soggetto politico. Un’impostazione che mira a evitare trasformismi e adesioni opportunistiche, mantenendo un’identità politica coerente e riconoscibile.

Quartieri, identità e coscienza collettiva

Massimiliano Grillo ha portato l’esperienza dei Quartieri Spagnoli, simbolo di una rinascita costruita dai residenti dopo anni di marginalità. Un modello che, secondo il movimento, dimostra come il popolo napoletano sia ancora protagonista della propria economia. «A Napoli – è stato ricordato – la maggioranza delle attività è ancora in mano ai napoletani. È un patrimonio da difendere». Da qui l’idea di “marcare i territori”, intesa come risveglio della coscienza identitaria e non come chiusura.

La sfida dell’autogoverno

Autonomia Napoletana si candida così a essere una nuova voce nel panorama politico cittadino: radicata nei quartieri, critica verso il centralismo statale e orientata a riportare nei palazzi istituzionali le istanze di chi Napoli la vive e la lavora ogni giorno. Un progetto che guarda alle prossime scadenze politiche, ma che – assicurano i promotori – nasce prima di tutto come percorso di consapevolezza e autogoverno, nel segno di una parola chiave che torna più volte: autonomia.

La sfida politica

Autonomia Napoletana si presenta dunque come una sfida ambiziosa: entrare nei palazzi senza perdere il legame con la strada, difendere turismo, lavoro e cultura senza consegnarli alla speculazione, restituire centralità a una città che per secoli è stata centro e che oggi rivendica il diritto di decidere del proprio futuro.
Un progetto che guarda alle prossime tappe politiche, ma che, assicurano i promotori, parte prima di tutto dai quartieri, dalle persone e da una parola chiave ripetuta più volte: autonomia.

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