Il garantismo à la carte
Natoli, Scarpinato e il garantismo del Fatto Quotidiano per gli amici di famiglia
Le vergognose intercettazioni tra Gioacchino Natoli e Roberto Scarpinato, insieme alle dichiarazioni del Procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, in Commissione antimafia — «concreti, plurimi e univoci elementi» che la gestione del dossier Mafia-Appalti fu «sicura concausa» della strage di via d’Amelio — restituiscono una fotografia quantomai nitida di quel Palazzo dei veleni all’interno del quale, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, cominciarono a morire Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
La cosa che più stupisce, però, è la disperata difesa d’ufficio messa in campo in queste ore da giornali e giornaletti che da sempre si professano in prima linea contro Cosa nostra. Il Fatto Quotidiano, che per trent’anni ha campato pubblicando intercettazioni di chiunque — indagati veri, indagati presunti, presunti innocenti, testimoni, mogli, fidanzate, cognati — all’improvviso si straccia le vesti quando a finire sul registratore sono gli amici di famiglia. Peter Gomez parla di «tentativo osceno». Travaglio, che ha costruito una religione civile sull’«intercettateci tutti», scopre le virtù della riservatezza il giorno in cui Scarpinato risulta captato trenta volte. È il garantismo à la carte: per noi la Costituzione, per gli altri la gogna. Ma c’è un passaggio ancora più rivelatore. Natoli, ormai indagato per favoreggiamento aggravato, ha diffuso un comunicato in cui rivendica di «non voler passare alla storia come un indagato archiviato». Ha ragione. E sottoscriviamo: l’archiviazione non è verità, è una resa, lascia il sospetto a vita, “mascariato” per sempre. Se dunque il dottor Natoli rivendica il diritto alla verità, la soluzione è a portata di mano: rinunci alla prescrizione, e la verità la otterrà. In aula, non in aula virtuale.
Lo hanno fatto uomini di Stato inseguiti per tre decenni dalle Procure palermitane — Mario Mori, Giuseppe De Donno, Antonio Subranni, Mauro Obinu — e ne sono usciti assolti con formula piena. Lo ha fatto Carmelo Canale, il carabiniere che fu al fianco di Paolo Borsellino fino all’ultimo giorno, rinunciando a ogni prescrizione per difendersi nel merito: vicenda che chi scrive ha portato davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo proprio sul diritto al giusto processo contro l’archiviazione forzata. Uomini di Stato, appunto. E allora: Natoli, da uomo di Stato, rinunci alla prescrizione. Ora che la maschera è caduta, resta la viltà di chi — di fatto — ha mandato al patibolo gli eroi civili di Capaci e via d’Amelio. Altrimenti, la memoria di Paolo Borsellino continuerà a chiedere quel processo che il dottor Natoli, oggi, ha il potere — e il dovere morale, a nostro parere — di non rifiutare.
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