Nicola ha 36 anni, napoletano, è invalido all’80% ma ha tanta voglia di fare e può fare. Ha bussato a mille porte, partecipato a concorsi, fatto corsi di formazione ma nulla, ha ricevuto solo porte in faccia. “Mi fa rabbia perchè io riesco a lavorare  però nessuno mi prende in considerazione”.

Quando aveva 14 anni Nicola ha subito un intervento neurochirurgico. “Mi hanno aperto la testa – racconta – e hanno dovuto aggiustare il nervo ottico dove c’era un grumo di sangue che c’è ancora e non si può rimuovere perchè è troppo al centro della testa”. Il suo volto è tagliato da una grande cicatrice che ricorda quella brutta operazione che lo ha portato a non riuscire più a muovere perfettamente la parte sinistra del suo corpo, le mani e i piedi. La sua è una disabilità che non gli impedisce in nessun modo di essere attivo e soprattutto di poter lavorare. Eppure non ci riesce.

“Ho provato a lungo a cercare lavoro ma non ci sono riuscito – racconta Nicola – Dove trovavo l’annuncio ‘cercasi ragazzo’ sono andato ma poi volevano qualcuno con esperienza o comunque erano lavoretti pagati a nero. Sono riuscito a lavorare in un negozio di calzature, in una fabbrica di bomboniere, una salumeria, un negozio di articoli da regalo ho fatto anche il muratore pur di non rimanere con le mani in mano. Poi tutti chiudevano e io ero di nuovo punto e d’accapo. Lo so che oggi è difficile trovare lavoro”.

La storia di Nicola è solo un esempio di quello che succede ogni giorno a tutte le persone che hanno una disabilità mentale o fisica. Nicola non è stato dichiarato inabile al lavoro nemmeno dallo Stato, eppure per lui non ci sono possibilità. C’è solo una pensione di invalidità di 290 euro al mese con cui non è possibile sopravvivere. Suo padre non c’è più e lui vive a Casoria con sua mamma, casalinga, che ha a disposizione una piccola pensione. Senza lavoro Nicola e altri che come lui hanno una disabilità, sono condannati a stare senza nulla da fare, abbandonati a una solitudine che può solo peggiorare la loro condizione. Quando i loro genitori non ci saranno più non sapranno cosa fare, il loro futuro è troppo incerto e lo Stato non offre grandi possibilità.

Nicola non si è arreso alle difficoltà certo che la sua disabilità non è un limite e continua a cercare, cercare e ricercare un posto di lavoro. “Potrei fare un qualsiasi lavoro d’ufficio – dice – È brutto perchè le mie sorelle e i miei coetanei hanno trovato la loro strada e io sono rimasto come il brutto anatroccolo, senza far niente”. Nicola lancia l’appello ed è disponibile a fare qualsiasi lavoro, a rimboccarsi le maniche e a imparare perchè il lavoro non è solo fonte di guadagno ma anche di dignità e futuro.