La vera libertà? Non c’è se non si può essere anche razzisti. La stramba teoria arriva dall’esponente della Lega di Bolzano Matteo Gazzini, già candidato alle elezioni politiche del 2018 e coordinatore del Carroccio negli Stati Uniti, come segnala il sito della Lega nel mondo. La bufera sull’esponente del partito di Matteo Salvini nasce con un post del 4 luglio scorso, quando Gazzini, credendo di essere un novello Voltaire, scrive: “Non ci può essere libertà se non si permette ad una persona di essere razzista. Il problema non è il razzismo, ma la discriminazione che il razzismo crea e questo è inaccettabile in una società civile”.

Un post che ha raccolto centinaia di commenti negativi e sfottò, facendo diventare improvvisamente noto al pubblico Gazzini. Di fronte all’incessante campagna contro di lui, Gazzini oggi, a distanza di tre giorni, ha tentato di giustificare le sue parole creando di fatto un secondo caso.

L’esponente della Lega prima accusa la stampa e gli avversari politici di aver “sapientemente strumentalizzato da persone in mala fede”, poi precisa che col suo post del 4 luglio voleva sottolineare “che di per sé un’opinione razzista, sebbene deprecabile, non sia reato. Nei paesi liberi esiste la libertà di opinione (art. 21 Cost.) garantita addirittura costituzionalmente. Sottolineavo invece che il reato scatta quando l’opinione razzista sfocia nella discriminazione o altre condotte illecite, ed oltretutto avevo pure aggiunto che tale cosa era inaccettabile”. Una toppa che rischia di essere peggiore del buco…