A stare vicino agli animali si percepisce la loro sensibilità: paura, amore, anche rabbia. Elementi che rapportati all’uomo fanno parlare d’anima. L’uomo continua a nutrirsi, niente vale a fermare una parte dell’umanità. Schiera di fiere. Nonostante i ragionamenti, per tanti motivi, il peggiore dei quali è l’abitudine, o la pigrizia, non si smette di farne cibo. Ognuno è libero di regolarsi, e pure io mi regolo male. Ma non si può non riconoscere che chi sia vegetariano per una esigenza intima non stia un passo oltre la spelonca rispetto agli altri. E fumare non fumo più, ognuno è libero di farsi male come vuole, il limite è non coinvolgere gli altri nel proprio male. È stupido convincersi che il fumo sia una cosa innocente: ci fa puzzare e ci riempie il petto di gattini irrequieti. Le discese a ogni fermata del treno, l’ultimo tiro prima dell’aereo, le caramelle per l’alito. Il rivestirsi e uscire per la paura di restare senza. Ne abbiamo tante di prigioni in cui rinchiudiamo la nostra esistenza, il fumo è forse una delle carcerazioni più stupide a cui ci consegniamo. Non fumo più. Forse.

Ma nella temporaneità della scelta non mando agli altri le mie volate velenose, e se non trovo dove buttarle non sporco spazi che non sono solo miei con mozziconi che produco. E anche chi non fuma sta un passo avanti. Chi dona il sangue è qualche metro più in là, o fa la carità, manda i soldi a chi ha bisogno. Non è vero che nel mondo non ci stanno i migliori, riconoscerlo è uno scatto. Nel ciclo dei tempi questo è un tempo buio, tutti gareggiano ad assecondare la parte retriva dell’anima. È più facile, non costa sforzi. In Italia rende bene, ti porta in tv, sui giornali, ti riempie le tasche. Se amministri la pancia altrui riesci pure a farti eleggere. Ti sistemi a rimestare il male. Avere la responsabilità di qualcosa, qualunque cosa, sarebbe quello: fermare gli istinti degli altri. Assumersi una responsabilità sarebbe dire no al vomito che tutti, poco o tanto, coviamo in pancia, frutto di un’acidità che l’esistenza produce. Ma chi riesce a controllare il rancore, gli istinti più bassi, è migliore degli altri, di noi. È molti molti passi avanti, quasi all’uscita della caverna in cui ancora viviamo.