La salute prevale sulla detenzione: lo afferma la Cassazione accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato di Omar, 47 anni, detenuto nel carcere di Avellino. Omar soffre di varie patologie: diabete mellito, ipertensione, cardiopatia, apnee notturne e necessita di un respiratore per sopravvivere. È stato arrestato ma le sue condizioni sin dall’inizio non erano buone.

Dopo i primi mesi di carcere la famiglia di Omar, sostenuta dall’avvocato Danilo Iacobacci, ha iniziato una vera e propria battaglia per riportarlo a casa, agli arresti domiciliari, in modo da poterlo assistere al meglio. “Da un mese Omar è tornato a casa e solo successivamente è arrivato il pronunciamento della Cassazione che ci dava ragione: Omar è malato e in carcere non ci doveva proprio andare”, ha detto l’avvocato Iacobacci.

“Non può essere disposta né mantenuta la custodia cautelare in carcere nei confronti di persona affetta da malattia particolarmente grave, per effetto della quale le sue condizioni di salute risultano incompatibili con lo stato di detenzione e comunque tali da non consentire adeguate cure in caso di detenzione in carcere”, recita infatti la sentenza.

Omar ha 47 anni, è un grande obeso, ha un’insufficienza respiratoria cronica, è iperteso, cardiopatico e diabetico e di notte soffre di apnee a causa delle quali spesso perde i sensi. La situazione è aggravata da una pesante depressione ansiosa e dalla sua dipendenza da alcol e sostanze stupefacenti. In carcere Omar sarebbe potuto morire nel sonno nell’indifferenza di tutti senza il respiratore di cui ha bisogno per vivere.

Un respiratore che in carcere ha chiesto a lungo ma che non gli è mai stato dato e che comunque non avrebbe potuto salvargli la vita nelle condizioni in cui si trova attualmente, nemmeno se glielo avessero portato i familiari, come richiesto dal magistrato. Per vivere Omar aveva bisogno di stare a casa sottoposte a cure che in carcere nessuno gli avrebbe potuto garantire. Il suo papà nei mesi scorsi non ha mai chiesto che fossero fatti sconti di legge a suo figlio, solo che non morisse in carcere di carcere. Adesso Omar continuerà a scontare la sua pena a casa agli arresti domiciliari ma non dovrà pagare con la vita per i suoi reati.