A poche ore dal suo 35esimo giorno di sciopero della fame Rita Bernardini, esponente del Partito Radicale e Presidente di Nessuno Tocchi Caino, ha ricevuto una lettera da Luigi Manconi, Gherardo Colombo, Giovanni Maria Flick e Sandro Veronesi che ieri hanno incontrato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte: «Cara Rita questo pomeriggio abbiamo incontrato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, – scrivono i quattro firmatari – al quale abbiamo esposto le nostre grandi preoccupazioni per le condizioni attuali del sistema penitenziario italiano, dove il sovraffollamento, l’altissimo numero dei morti e dei suicidi e la diffusione del contagio, contribuiscono a rendere ancora più drammatica la vita per coloro che vi sono reclusi o vi lavorano. Abbiamo consegnato al Premier la lettera da te indirizzatagli ed egli si è impegnato a incontrarti».

Fanno riferimento ad una missiva che la Bernardini ha affidato a Luigi Manconi per consegnarla proprio al premier e nella quale spiega le ragioni della sua iniziativa nonviolenta volta a sensibilizzare le istituzioni a prendere misure per diminuire la popolazione carceraria in questo momento di emergenza sanitaria.

«Ci ha fatto sapere – proseguono i quattro – che, appena possibile, visiterà un carcere e noi gli abbiamo raccomandato di voler recarsi in uno di quelli dove la percentuale di sovraffollamento è più elevata. Abbiamo presentato al Presidente del Consiglio quelle tre proposte per ridurre la popolazione detenuta, che in queste settimane hanno ottenuto maggior consenso da parte degli operatori, degli studiosi, dei magistrati e di quanti hanno a cuore le sorti delle nostre prigioni. Conte ha detto che discuterà di queste proposte con il Ministro della Giustizia, ripromettendosi di porre la questione a livello politico».

Non sarebbe male se, ad esempio, il premier Giuseppe Conte accompagnasse Rita Bernardini in un carcere proprio il giorno di Natale, come da tradizione radicale. Intanto però non arrivano buone notizie sul tema carcere e sulle modifiche al processo d’appello al termine della presentazione degli emendamenti al decreto Ristori. Come sottolineato da una nota dell’UCPI, i penalisti italiani nei prossimi giorni proseguiranno la loro «attività di interlocuzione e mobilitazione affinché il Parlamento adotti misure per il concreto alleggerimento delle condizioni del carcere e definitivamente cancelli la camera di consiglio da remoto», invitando «le forze politiche di maggioranza e opposizione, che in queste ultime settimane hanno assunto l’impegno per una iniziativa parlamentare di modifica della disciplina dell’appello per la fase dell’emergenza e hanno condiviso l’allarme per le conseguenze della pandemia nel carcere, ad intervenire nel percorso di conversione dei decreti legge con ulteriori proposte di emendamenti e modifiche nel dibattito d’Aula e nella discussione alla Camera dei deputati».