«Di fronte alla situazione catastrofica che affligge attualmente gli istituti penitenziari campani, e in particolare Poggioreale e Secondigliano, ai numerosi casi di positività al Covid anche particolarmente allarmanti e alla morte di un medico che in carcere svolgeva la propria attività, è assurdo che il ministro della Giustizia non solo non senta il dovere di procedere personalmente a verifiche e controlli, ma dichiari addirittura che la situazione non è grave». Il direttivo del Carcere Possibile, la onlus della Camera penale di Napoli guidata dall’avvocato Anna Maria Ziccardi e impegnata nella tutela dei diritti dei detenuti, ieri mattina è sceso in strada.

I penalisti del Carcere possibile, affiancati da garanti, cappellani e associazioni, hanno organizzato una protesta, nel pieno rispetto delle norme anti-contagio, per accendere i riflettori su un mondo, quello del carcere, che la politica preferisce continuare a ignorare. Hanno occupato lo spazio che divide il Tribunale di Napoli e la cittadella giudiziaria dalle mura del carcere di Poggioreale. Un luogo altamente simbolico per dare forma alla loro protesta e alla richiesta di attenzione e di interventi che hanno rivolto al Ministro e ai capi degli uffici giudiziari napoletani affinché si adottino tutte le possibili misure per evitare che le celle si continuino ad affollare e in carcere si consumino altri drammi. «Ciò che il carcere sta vivendo – spiegano gli avvocati del Carcere possibile – dimostra ancora una volta che l’intervento normativo è stato ed è del tutto insufficiente alla gestione della pandemia che anche il mondo del carcere sta vivendo».

Il Decreto Ristori ha prodotto finora in Campania solo sette scarcerazioni e numerosi sono i detenuti che pur potendo beneficiare di misure alterative restano in cella perché mancano i braccialetti elettronici o le opportunità di lavoro esterno. Non è un caso quindi che la protesta dei penalisti sia associata all’immagine di una porta grande e di una piccola, alla metafora di un portone, quello di ingresso sempre aperto per accogliere nuovi arrestati, e di una porta, quella d’uscita, ancora socchiusa e dalla quale escono solo in pochissimi. Si chiedono modifiche al Decreto Ristori per allargare la platea di possibili beneficiari. In Italia ci sono 900 persone condannate a un anno di carcere eppure ancora in cella, 3mila detenuti con condanne a due anni e 4mila persone con pene al di sotto dei due anni: i numeri dicono che intraprendere la via delle misure alternative si può.

«Ma c’è troppo populismo penale e politico» dice il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello, partecipando, assieme al garante cittadino Pietro Ioia (che sottolinea il dramma del sovraffollamento a Poggioreale) e alla garante di Caserta Emanuela Belcuore (che ricorda i gravi problemi idrici ancora irrisolti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere), alla manifestazione dei penalisti. «Credo che decreti legislativi e provvedimenti del Parlamento possano in maniera decisiva agire sulla sofferenza e sulla preoccupazione, legata a questa pandemia, di detenuti, agenti e tutti gli operatori penitenziari – dichiara Ciambriello – Questa manifestazione rompe un silenzio cinico e pavido. In queste ore, nonostante migliaia di contagiati, 9 morti tra i detenuti e 6 tra gli agenti, a Roma, in Commissione Giustizia, si discute sul Decreto Sicurezza analizzando le incompatibilità con la nomina di garante dei detenuti, i vincoli dell’ascolto videosorvegliato per i ristretti in alta sicurezza e altre limitazioni al nostro ruolo».

«Il ministro Bonafede continua a minimizzare la situazione grave e preoccupante dell’emergenza Covid in carcere» aggiunge il garante snocciolando gli ultimi dati sui contagi nelle carceri campane: 175 detenuti positivi, 102 dei quali nel solo carcere di Poggioreale, 66 in quello di Secondigliano e due ricoverati in ospedale, e 223 contagi fra agenti e personale penitenziario. Due detenuti e il direttore sanitario del carcere di Secondigliano sono morti di Covid negli ultimi giorni. Cos’altro deve accadere?