I nuovi provvedimenti cautelari continuano a far entrare gente in cella, i braccialetti elettronici scarseggiano, le procedure dinanzi al Tribunale di Sorveglianza si moltiplicano e nelle carceri i contagi aumentano e si continua a morire. Un detenuto del carcere di Secondigliano è morto ieri all’ospedale Cardarelli. Mario Riccio, 70enne calabrese, in attesa della sentenza di appello dopo un primo processo conclusosi con una condanna a 12 anni per reati associativi, è deceduto nell’ospedale Cardarelli dove era ricoverato da circa un mese per Covid. Soffriva di patologie pregresse e i giudici gli avevano negato gli arresti domiciliari, secondo quanto riferiscono i familiari. Salgono così a tre, nell’arco di pochi giorni, le vittime del Covid nei penitenziari: le altre sono un detenuto di Poggioreale e il direttore sanitario di Secondigliano.

«A Napoli si registra una situazione catastrofica», denuncia il direttivo del Carcere Possibile annunciando per domani una giornata di protesta. Alle 11,30 i penalisti, assieme a garanti dei detenuti, cappellani delle carceri e rappresentanti di Antigone, si riuniranno all’esterno del Tribunale di Napoli e del carcere di Poggioreale. Manterranno la distanza prevista dalle norme anti-contagio e chiederanno ai capi degli uffici «di chiudere il portone di ingresso degli istituti penitenziari partenopei e aprire la porta d’uscita». «Chiediamo – precisa il direttivo del Carcere Possibile, la onlus della Camera penale presieduta dall’avvocato Anna Maria Ziccardi – che venga bloccata l’emissione di nuovi ordini di carcerazione, che il ricorso alla misura cautelare della custodia intramurale sia limitato ai casi più gravi, che il Tribunale di Sorveglianza si attivi affinché si tratti il maggior numero di procedure relative ai detenuti ai quali concedere una misura alternativa».

L’articolo 30 del decreto Ristori non ha prodotto risultati nelle carceri campane. «A Poggioreale non si registra, infatti, alcuna uscita legata all’applicazione di questa norma e a Secondigliano pare che ne abbia beneficiato un solo detenuto, ma solo formalmente giacché è ancora in attesa del braccialetto elettronico». Servono strumenti per risolvere il problema del sovraffollamento. «Non abbiamo timore a dire – aggiunge il direttivo del Carcere Possibile – che questi strumenti sono in primo luogo l’amnistia e l’indulto».

Ormai è chiaro che il Covid si muove nelle carceri come vuole. Che è un nemico subdolo e pericoloso, e che in luoghi sovraffollati contagia più facilmente. Il virus ha raggiunto anche quelle sezioni, come il 41bis, che il Ministero della Giustizia e alcuni procuratori della Repubblica durante la prima ondata avevano indicato come luoghi sicuri. E non si è fermato nemmeno davanti ai bambini che purtroppo crescono dietro le sbarre seguendo il destino delle madri, contagiandone alcuni. «Il problema del sovraffollamento delle carceri impedisce o limita drasticamente ogni tentativo di porre un argine al dilagare della pandemia», denunciano i penalisti. Attualmente i detenuti positivi a Poggioreale sono 100 e in quello di Secondigliano 84, più due ricoverati in ospedale.

A Salerno si contano due positivi tra i detenuti reclusi. Nel carcere di Benevento sono cinque più uno ricoverato in ospedale, mentre c’è un solo detenuto positivo a Santa Maria Capua Vetere. E anche se cominciano a esserci le prime guarigioni dal Covid la situazione nelle carceri continua a destare grande preoccupazione. «Insofferenza e paura sono gli stati d’animo dei detenuti che vivono a causa del Covid un surplus di sofferenza, di doppia reclusione – afferma il garante regionale Ciambriello – La magistratura di Sorveglianza deve significativamente intervenire».