L’imprenditrice Agitu Ideo Gudeta martedì è stata colpita a martellate, violentata mentre era a terra agonizzante e infine uccisa. È quanto emerso dall’interrogatorio di Adams Suleimani, reo confesso del femminicidio avvenuto nell’abitazione della donna nella Valle dei Mocheni, in Trentino. L’uomo, ghanese, 32 anni, interrogato davanti al Pm ha ammesso le proprie responsabilità. Il movente, stando a quanto riferito agli inquirenti, sarebbe riconducibile a una futile discussione scatenata dal mancato pagamento di una mensilità. Suleimani, infatti, conosceva la vittima essendo suo dipendente presso l’azienda di agricoltura biologica “La Capra Felice”.

Ora è stato trasferito in attesa di giudizio al carcere Spini di Gardolo a Trento. «La violenza efferata di un suo collaboratore ha spezzato la vita di una donna coraggiosa e libera, esempio di intraprendenza e resilienza per molte altre», così Elly Schlein su Twitter.

Laura Boldrini segue il punto: «Se ne va un sogno di resilienza e coraggio». Teresa Bellanova fa un discorso più ampio: «La storia di Agitu Ideo Gudeta parlava di emigrazione, accoglienza, integrazione, valorizzazione del territorio, amore per la terra e gli animali, autonomia e libertà femminile, nuove radici». Per Emma Bonino, l’allevatrice era «uno straordinario esempio per tutte le donne rifugiate nel nostro Paese». mentre Giorgia Meloni sottolinea le origini dell’assassino: «A ucciderla sembrerebbe sia stato un uomo di origine ghanese che lei aveva accolto e aiutato. Chi ha spento quel bellissimo sorriso merita di passare il resto dei suoi giorni in cella».

Solamente due mesi fa Gudeta, 42 anni, aveva vinto la bandiera verde di Legambiente, salvando dall’estinzione la capra mochena. Da anni in Trentino, si era laureata in sociologia all’Università di Trento. Dopodiché era tornata “a casa sua”, come spesso consigliano i razzisti de noantri, con l’obiettivo di fare qualcosa di buono per la sua Etiopia. Nel 2010 il ritorno in Italia, costretta a fuggire da Addis Abeba per aver osato opporsi alla confisca dei terreni agricoli da parte delle multinazionali. Imprenditrice capace e libera, era divenuta la “regina delle capre felici”.

«Mi sembrava che nessuno si accorgesse più che avevo la pelle nera, e me ne ero dimenticata anch’io», disse nel 2018. Ma poi arrivarono insulti razzisti, minacce, persino un’aggressione da parte di un vicino contro il quale aveva sporto denuncia e che a gennaio è stato condannato a nove mesi di libertà vigilata. Adesso, nel 2020, questa fine.