Anastasia era come una figlia, Luca l’amava e l’amavo pure io”. Lo ha detto Alfonso Sacchi, il papà di Luca, il 24enne ucciso con un colpo di pistola alla testa la settimana scorsa a Roma. Nel corso della conferenza stampa all’Hotel “Appia Park”, convocata dalla famiglia insieme ai legali per “fare chiarezza” sulle ipotesi investigative che riconducono l’omicidio del giovane personal trainer a questione relative all’acquisto di una grossa partita di droga. Con voce commossa Alfonso Sacchi dice di non avere “dubbi sul fatto che Luca fosse pulito. Mio figlio era all’oscuro di tutto questo, non aveva bisogno di niente, aveva il suo lavoro e per tutto quello che faceva mi chiedeva il permesso o un parere”.

“RAGAZZO PULITO” – Sull’amicizia datata con un ragazzo che, stando alle ipotesi investigative, avrebbe avuto di contatto con i pusher della zona dei Colli Albani, il papà spiega: “E’ un ragazzo che mio figlio conosceva: questa persona l’aveva rivista da 5 o 6 mesi, si conoscevano dai tempi del liceo”. “Mio figlio – continua – era sempre sereno e con il sorriso sul volto, ha sempre fatto sport fin da piccolo, era la sua passione. Lo conoscevano tutti – come il bravo ragazzo che era, se poteva aiutare qualcuno lo faceva, era buono e io gli dicevo sempre di non fidarsi della ma era un ragazzo pulito e si vedeva”.

“ANASTASIA HA DORMITO DA NOI” – Tornando alla fidanzata, che la prima notte dopo la morte del 24enne ha dormito dai genitori di Luca, “Anastasia per me è una brava ragazza. In ospedale quella sera le ho detto ‘se vuoi una stanza è tua, per me sei una figlia. Spero che Anastasia sia pulita e sincera perché dolore si aggiunge ad altro dolore”. Sulle cattive amicizie di Luca, il padre chiarisce: “Forse si fidava troppo di altra gente ma tutti lo conoscevano come un bravo ragazzo. Se poteva aiutare qualcuno lo faceva. Ha sempre fatto sport fin da piccolo, era la sua passione”.

“PARTE CIVILE” – L’avvocato Paolo Salice, legale della famiglia Sacchi insieme all’avvocato Armida Decina, ha annunciato che l’equazione famiglia Sacchi-droga non è da prendere in considerazione. “Quando sarà possibile ci costituiremo come parte civile nel processo”.

L’ULTIMO BACIO – “La sera in cui è morto, prima di uscire per andare a lavoro nel mio ristorante, gli ho fatto un’iniezione per il mal di schiena e lui mi ha detto che ero stato bravissimo. Allora gli ho dato un bacio e lui mi ha guardato con un sorriso e ci siamo abbracciati…. è l’ultima volta che l’ho visto prima che gli sparassero”.