Il 9 maggio del 1978, quando fu consegnato in via delle Botteghe Oscure il cadavere dell’on. Moro, la politica di solidarietà nazionale subì una vera e propria interruzione. Anche in Sicilia il Pci interruppe l’appoggio al governo Mattarella, che andò in crisi anche perché il Psi siciliano in quel tempo era ancora sulla linea “degli equilibri più avanzati” di De Martino, cioè seguiva la linea del partito comunista. Il 6 gennaio del 1980 l‘assassinio di cui fu vittima vedeva Piersanti Presidente della Regione in crisi. Ancora oggi – condannata la cupola di Cosa nostra – non si conosce l’identità dei killer. Questo dato ha condotto le indagini sulla pista del terrorismo nero. Niente esclude la confluenza degli interessi o delle responsabilità tra Cosa nostra e terrorismo. Però la mancata ricostruzione di una verità certa non può autorizzare anche chi ha avuto responsabilità giudiziarie in quel tempo a sostenere delle pure divagazioni. Il delitto Mattarella venne in successione temporale all’assassinio di Michele Rejna, segretario provinciale della Dc palermitana, andreottiano e limiano. Ci sono molti indizi politici che dicono che tra i due delitti vi è un collegamento.

Una parte politica – alla quale si sono prestati anche altri che avrebbero interesse alla verità – ha sostenuto che le cause-obiettivo dei due delitti erano l’interesse a impedire l’alleanza politica della Dc con il Pci. Ma il Pci era uscito già dalla maggioranza del governo Mattarella e ne aveva provocato la messa in crisi. Allora semmai questo dato di fatto sottolinea che la mafia, sempre attenta alle cose della politica, colpisce quando un uomo politico, la vittima, è stato reso più debole dalle circostanze della politica. Questa avvertenza non fu sufficiente per determinare un diverso orientamento politico del Pci. Allora una corretta ricostruzione politica è il contributo migliore – possibile e doveroso- per riconoscere la dimensione storica della figura di Piersanti Mattarella.

Non come artefice di politiche mai pensate da lui. Orgoglioso della storia della Democrazia Cristiana come era orgoglioso di suo padre, pensava invece a rendere la Dc forte per guidare il Paese in una fase storica in cui il terrorismo aveva colpito Moro, il suo leader, ma contemporaneamente Cosa nostra muoveva all’attacco con efferata criminalità. Contro le linee del rinnovamento proposte dalla Dc e nella Dc. Il ricordo di oggi forte del sentimento che lo ispira non può rinunciare alla verità. Si farebbe torto alla storia, ma anche a quella grande e generosa di Piersanti.