Il mistero sulla morte di Serena Mollicone rimane. In appello, infatti, sono stati assolti Franco Mottola, la moglie Anna Maria e il figlio Marco, confermando la sentenza di primo grado dopo la riapertura del processo. La decisione della corte d’Assise d’Appello è stata accolta con un silenzio irreale. Serena Mollicone, la ragazza di 18 anni che scomparve il primo giugno del 2001, fu trovata tre giorni dopo morta, nel boschetto Fonte Cupa nella località Anitrella di Monte San Giovanni Campano, ad Arce, centro in provincia di Frosinone.

Omicidio Serena Mollicone, assolti in appello i Mottola e tutti gli imputati

L’accusa aveva chiesto la condanna del maresciallo dei carabinieri Franco Mottola a 24 anni, di sua moglie Annamaria a 22 anni e del loro figlio Marco a 21 anni. Mentre per gli altri imputati aveva chiesto l’assoluzione, per i carabinieri Francesco Suprano – per prescrizione – e per Vincenzo Quatrale – perché gli indizi non hanno raggiunto la consistenza di prova. Oltre alle assoluzioni, i giudici in appello hanno condannato al pagamento delle spese processuali tutte le parti che hanno proposto il ricorso, tra cui anche i familiari di Serena Mollicone, ma anche i parenti del brigadiere Tuzi, morto suicida nel 2008, il comune di Arce e il ministero della Difesa.

Le reazioni della famiglia di Serena Mollicone

Dopo la sentenza di assoluzione sono arrivate le reazioni della famiglia della ragazza morta. “Sono molto amareggiata. Questa non è giustizia”, ha detto Consuelo, la sorella di Serena Mollicone. Lo zio Antonio, invece, ha chiesto “che si faccia di tutto per arrivare alla giustizia”. “Ho il dovere, come cittadino italiano e zio di Serena di fare in modo che emerga la giustizia pro Serena perché fino ad ora non è ancora emersa”.

Assolti i Mottola

“Giustizia è stata fatta” ha detto Franco Mottola in lacrime. L’ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce, in provincia di Frosinone, ha reagito così dopo l’assoluzione. In compenso, Marco Mottola ha attaccato i giornalisti che gli chiedevano se la sentenza fosse la fine di un incubo: “Lo avete causato voi”.

Dopo 23 anni, quindi, non si conoscono i responsabili dell’omicidio della giovane. Giustizia italiana.

Redazione

Autore