“Nella famiglia di nonna sono laureati, in quella di nonno hanno una laurea in rispetto, in chirurgia senza anestesia“. Sono raccapriccianti le parole di un ragazzino di appena 11 anni a colloquio in carcere con il nonno Salvatore Sanfilippo, 58enne capo dell’omonima cosca attiva a Mazzarino (Caltanissetta) e raggiunta nelle scorse ore da un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 55 persone, nell’ambito dell’operazione denominata Chimera, gravemente indiziati, a vario titolo, dei delitti di associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsioni (consumate e tentate), reati in materia di armi e di sostanze stupefacenti, aggravati dal metodo mafioso.

Il nipotino, stando a quanto emerso nelle indagini condotte dai carabinieri di Caltanissetta e Gela (coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia nissena), sottolineava a colloquio con il nonno la differenza socio-culturale tre le due famiglie, probabilmente riportando parole apprese nell’ambito di discorsi tra parenti del padre, anch’esso detenuto. Parole inquietanti soprattutto se si considerano i due casi di lupara bianca ricostruiti dopo decenni dai carabinieri (guidati dal Colonnello Ivan Boracchia, al comando del Reparto territoriale dei Carabinieri di Gela, e dal Colonnello Vincenzo Pascale, Comandante Provinciale di Caltanissetta) e che avrebbero visto le due vittime torturate (anche con il taglio di orecchie, naso e dita) e strangolate.

Due omicidi cruenti, da esperti di “chirurgia senza anestesia”, ricostruiti già in passato (1995) dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia ma riscontrati, attraverso intercettazioni ambientali e attività tecniche, solo negli ultimi anni con gli odierni indagati che ricordavano e rievocavano i dettagli della macelleria mafiosa.

Si tratta di due omicidi, maturati nel contesto della guerra di mafia tra Cosa Nostra e Stidda, cui il clan Sanfilippo era legato, avvenuti nel 1984 e nel 1991. Il primo vide come vittima un operaio di 22 anni, Benedetto Bonaffini, originario di Mazzarino e sospettato di appartenere ad uno dei gruppi criminali rivali. Stando alla ricostruzione degli investigatori, il giovane venne attirato con l’inganno  da un suo amico in un luogo isolato e strangolato dopo essere stato picchiato a sangue. Il corpo non è mai stato ritrovato.

Sette anni dopo, nel 1991, Luigi La Bella, 28 anni, anche lui di Mazzarino, venne torturato e ammazzato, sempre attraverso lo strangolamento perché sospettato di essere il custode delle armi del clan rivale nonché specchiettista (o vedetta) nel corso di un duplice omicidio che causò la morte di due “soldati” dei Sanfilippo. L’uomo, convocato in un’abitazione del clan, prima di essere strangolato, è stato interrogato per ore, torturato e mutilato mediante il taglio delle orecchie, del naso e delle dita. Anche in questo caso il corpo, gettato all’interno di un pozzo di campagna, non è stato mai ritrovato.

 

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.