Il caso Pandora papers, ovvero l’esistenza di architetture finanziarie che consentono a società e privati di pagare meno tasse del dovuto, ha riproposto il dilemma dell’elusione fiscale. Nonostante siano meccanismi perfettamente legali, quando tradotti nella realtà, creano forti diseguaglianze tra cittadini e ingenti perdite di gettito agli Stati. Alla base dell’esistenza di queste realtà però ci sono i paradisi fiscali. Ovvero stati che applicano una tassazione agevolata a chi trasferisca anche solo formalmente il domicilio sul loro territorio.

Il Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (Icij) ha, in questo caso si può dirlo tranquillamente, scoperchiato il vaso di Pandora. L’inchiesta giornalistica firmata per l’Italia dai redattori de L’Espresso, ha messo in luce un’economia sommersa della quale beneficiano ricchi e benestanti. Il team investigativo ha analizzato quasi 12 milioni di documenti confidenziali per un totale di 2,9 terabyte di dati provenienti da quattordici studi internazionali offshore. Nell’elenco risultano 35 capi di Stato e più di 300 politici di 90 Nazioni diverse, insieme a molte personalità del mondo dello spettacolo e dello sport. Tra gli italiani (compresa una nobile), il mondo del calcio la fa da padrona.

Oltre ai nomi già trapelati come quelli di Flavio Briatore, il boss della camorra Raffaele Amato, l’ex consulente del Vaticano Enrico Crasso già coinvolto nel processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato di San Pietro e Delfo Zorzi, ex militante del movimento di estrema destra Ordine Nuovo e oggi imprenditore nel settore della moda. Ci sarebbero anche l’allenatore Carlo Ancelotti per cessione dei diritti d’immagine, l’ex portiere ed ora allenatore Walter Zenga.

Il super agente del calciomercato internazionale Carmine ‘Mino’ Raiola che avrebbe due società nel centro offshore delle British Virgin Islands con lui come unico beneficiario. E i due eroi dell’Europeo, Roberto Mancini e Gianluca Vialli. Il primo ha un aereo di proprietà di Bastian Asset Holdings, una società delle British Virgin Islands controllata da lui stesso a partire da dicembre del 2008. Poi con lo scudo fiscale ha potuto far rientrare in Italia il suo patrimonio detenuto all’estero. Al secondo fa capo la società offshore Crewborne Holdings Limited da dove emerge una vorticosa movimentazione di denaro sotto forma di prestiti, che aumentano da 319 mila euro del 2009 fino a 4,1 milioni, mentre la Belvedere Investments Limited agisce come fiduciaria per conto del Gianluca Vialli Family Trust.

Anche top model, attrici e principesse. Ampia e complessa è l’architettura societaria che protegge le ricchezze di altre bellezze di fama mondiale, come Claudia Schiffer, registrata dai suoi fiduciari con il cognome della madre. La super modella tedesca controlla almeno sei offshore delle Isole Vergini Britanniche. Altra super modella famosa sedotta dal paradiso fiscale è l’italo-brasiliana Alessandra Ambrosio, beneficiaria di una offshore delle Bvi, la Brava Assets Management.

Anche Monica Bellucci è registrata nelle carte come beneficiaria di una offshore delle Bvi, la Kloraine Limited. E scrivono, nella corrispondenza interna, che “la società serve a gestire, come licenziataria, i diritti d’immagine dell’attrice”. Non manca il sangue blu, c’è infatti anche la principessa Maria Gabriella di Savoia, figlia dell’ultimo Re d’Italia, Umberto II, registrata come azionista della Toga Finance, una società di Panama a tassazione zero rimasta attiva per 12 anni. A gestirla erano i fiduciari svizzeri della Fidinam, riservatissima società di consulenze legali e fiscali fondata da avvocati ed ex magistrati. Che per creare quella offshore si sono rivolti allo studio Alcogal di Panama.

Come scrisse l’economista francese Thomas Piketty, l’ex segretario generale delle Nazioni Uniti Ban Ki-Moon e il premio Nobel per l’Economia Angus Deaton (insieme a più di 300 economisti di tutto il mondo) in una lettera aperta del 2016 dopo lo scandalo dei Panama Papers: “L’esistenza dei paradisi fiscali non si aggiunge alla ricchezza o al benessere complessivo globale, non ha alcuno scopo economico utile. Mentre queste giurisdizioni indubbiamente avvantaggiano alcuni individui ricchi e società multinazionali, questo beneficio va a scapito di altri e contribuisce così ad aumentare le disuguaglianze.

Riccardo Annibali