Nomina sunt consequentia rerum, ovvero, tutto ciò che si nomina esiste nella cultura e nel mondo abitato dal mittente del messaggio comunicativo. Quante volte abbiamo sentito dire “Le parole sono pietre”? Ebbene, in Parla come ami (Mondadori, pp. 136, euro 18) MariaGiovanna Luini descrive in modo attento ed emozionante il motivo per cui le parole, il modo in cui le si pronuncia, il contesto in cui vengono espresse, sono in tutto e per tutto un atto energetico (le “pietre”, per l’appunto) che modella – o crea – la realtà che ci circonda, alla stregua di azioni concrete e di interventi pratici.

Luini è chirurga senologa, è stata assistente medico personale di Umberto Veronesi alla Direzione Scientifica dello Ieo, e da anni studia e approfondisce la medicina orientale. Nella veste di psicoterapeuta, segue pazienti nella loro ultima fase della “vita incarnata” – definizione della stessa Luini – ma anche molte persone che non riescono a incanalare la propria energia in modo costruttivo e patiscono i dolori dell’animo. In Parla come ami, l’autrice ci restituisce uno spaccato della società odierna letta attraverso le espressioni più ricorrenti negli snodi più cruciali della vita: lutti, perdite, dolori, gioie, depressione. Ma fornisce anche numerosi suggerimenti su come affrontare la vita quotidiana dando spazio alla spiritualità e ascoltando, e fidandosi sempre del nostro guaritore interno. Ci si aspetterebbe di trovare un elenco di parole giuste in questo libro, da pronunciare nei momenti più delicati dell’esistenza nostra e altrui, e invece ecco quanto scrive Luini. “State molto attenti quando invitate qualcuno a sfogarsi su un problema, siate pronti al fatto che troverà un sollievo solo apparentemente efficace: rimuginare, ritornare verbalmente a qualcosa che fa male non è sano e non aiuta ad andare oltre. So di ribaltare la convinzione di tanti di voi, ma se vogliamo davvero consolare qualcuno, dovremmo favorire il silenzio, stimolarlo e suggerire parole che non c’entrano con il lutto, la malattia, il cambiamento che ha provocato dolore”.

In questo libro prezioso e di grande caratura Luini interpreta la vita virtuale e quella reale analizzando le ripercussioni spirituali che un linguaggio sbagliato porta con sé, sia sui social che nella quotidianità. Chi parla male, pensa male, è la sostanza feconda del pensiero dell’autrice, che riconosce in Ildegarda di Bingen la sua guida, il suo punto di riferimento, la fonte cui attingere per aiutare chi soffre, o anche semplicemente, chi vive. Difficile definire il genere di un testo simile. A prima vista potrebbe sembrare un manuale di self help, ma la prosa, la struttura, la limpidezza narrativa (Luini è una scrittrice di romanzi e racconti, e si sente) la sottraggono a qualsiasi etichetta, che è, a mio avviso, il più luminoso degli apprezzamenti cui un libro possa aspirare. Se toccasse alla sottoscritta definirlo in una parola sola, userei il termine: “specchio”.

Questo libro è uno specchio, così come sono specchi le parole negative che, inconsciamente, per pigrizia, per mancanza di una visione più larga, siamo abituati a pronunciare. “Quel dettaglio che percepiamo storto è in noi. Sarebbe utile riflettere sulle conseguenze di ciò che si sta per dire: se si agisce per “stimolare” l’altro significa che è il momento di tacere, senza eccezioni.”