I report quotidiani della Protezione civile regionale con cadenza quotidiana ricordano i bollettini inviati dal fronte. E le ordinanze firmate a più riprese dal governatore Vincenzo De Luca valgono come dichiarazioni di guerra nei confronti di un nemico, il Coronavirus, che sta minando stili di vita, strutture economiche e modelli sociali in Campania come nel resto del mondo. Davanti a un attacco tanto violento, destinato a protrarsi per un periodo ancora indefinito e su un fronte piuttosto vasto, la risposta dev’essere altrettanto decisa.

E un “generale” come De Luca non può ignorare la strategia apparentemente più scontata, ma probabilmente più efficace. Cioè destinare alla prima linea tutti i “soldati” a disposizione, a cominciare da quelli che oggi non sono impegnati in battaglie tanto furiose come quelle contro il Covid-19. Medici, infermieri, tecnici di laboratorio, autisti: la Campania dispone di un patrimonio di professionalità che ora va schierato al completo, nei limiti del possibile, sul campo. Non è ammissibile che un paziente debba attendere giorni per essere sottoposto al tampone per il Coronavirus e poi altro tempo ancora per conoscere i risultati dei test. Non è possibile che gli ospedali di provincia debbano rispondere agli attacchi della pandemia con le scarse forze a loro disposizione.

E il fatto che ordini professionali e strutture sanitarie lancino un appello per trovare medici disposti a rinforzare i reparti sotto pressione e persino a presidiare porti e aeroporti, restituisce la fotografia di una sanità prossima ad alzare bandiera bianca. E allora, presidente De Luca, non abbia esitazioni. Per evitare il contagio bisogna isolare i pazienti di Covid-19? Riattivi ospedali dimenticati come quello di Agropoli, requisisca le cliniche private o le case di cura già attrezzate per il ricovero dei malati. Il personale sanitario è ridotto al lumicino?

Destini al Cotugno e al Cardarelli i medici, gli infermieri e le altre professionalità attualmente impiegate in strutture non interessate dall’emergenza. E dia una chance anche agli specializzandi che, alla luce della cronica carenza di personale che affligge la sanità campana, potrebbero garantire un importante supporto per i colleghi più esperti. Si tratta di provvedimenti adottabili immediatamente, a costi contenuti, indispensabili sia per affrontare il picco di contagi che le autorità sanitarie prevedono sia per rendere più sopportabili le durissime restrizioni imposte ai cittadini campani.

I casi di violenza in corsia, come quello di cui si è reso protagonista il paziente che ha sputato in faccia a un medico perché indispettito dai tempi di attesa troppo lunghi, costituiscono i primi segni di cedimento di un sistema sotto pressione come non mai. Per vincere questa guerra, il piglio decisionista non basta: servono innanzitutto i soldati.