La protesta contro il razzismo, esplosa dopo l’uccisione di Geroge Floyd negli Usa, travolge anche i social media. Nel mirino c’è Facebook, accusato di fare troppo poco per limitare i post di incitamento all’odio pubblicati quotidianamente da utenti illustri come il presidente Usa Donald Trump.

Il boicottaggio ha raccolto sempre più adesioni. Da ultimo quello del colosso statunitense Coca-Cola che per almeno 30 giorni non comprerà inserzioni pubblicitarie su Facebook, Instagram, YouTube e Twitter. L’azienda si è unita alla voce di giganti come Unilever e Verizon e altre aziende potrebbero seguirla.

Un duro colpo all’immagine di Facebook, contro cui si erano schierati i suoi stessi dipendenti per non aver segnalato i post più controversi di Trump. Le azioni del social media sono scese di oltre l’8%, polverizzando circa 50 miliardi di dollari. Una perdita che ha fatto cambiare idea al fondatore e Ceo Mark Zuckerberg che, precedentemente, aveva rifiutato di agire contro i post di Trump, come fatto da Twitter.

ZUCK CORRE AI RIPARI – Facebook ha quindi deciso di seguire la scia di Jack Dorsey e ha annunciato che contrassegnerà tutti i post “degni di nota” di politici che infrangono le sue regole, compresi quelli del tycoon. Zuckerberg ha annunciato poi l’inasprimento della lotta alle fake news in vista delle elezioni presidenziali in programma per novembre.

Ma Coca-Cola e Unilever non sono gli unici colossi diventati sensibili al tema del razzismo. Anche il gigante della cosmetica francese L’Oreal ha deciso di contribuire alla causa rimuovendo dai prodotti per la cura della pelle parole come “sbiancamento“. Un tentativo di rinnovare la propria immagine, cancellando le passate accuse di aver concentrato il business dell’azienda e la pubblicità sui consumatori bianchi.

Intanto Donald Trump porta avanti la lotta per tutelare le statue dalle vandalizzazioni dei manifestanti. Il presidente ha firmato un ordine esecutivo, che lui stesso ha definito “molto duro”, per proteggere “i monumenti e le lapidi commemorative” dagli “atti criminali” che minano “la storia del Paese”, imponendo lunghe pene detentive. Trump ha promesso di agire dopo che i manifestanti hanno cercato di abbattere la statua del settimo presidente degli Usa Andrew Jackson a Lafayette Square. Una decisione che è stata affiancata da quella del ministro della Giustizia William Barr che ha ordinato al dipartimento di istituire una task force per combattere gli “estremisti antigovernativi” infiltrati nelle proteste contro il razzismo.