Una città paralizzata. Migliaia di cittadini imbottigliati nel traffico per ore. Code chilometriche. Due ore per spostarsi anche di pochissimo in una Napoli in tilt. Per cosa? Per il pizza village. Per carità, de gustibus non dispundandum est dicevano i latini. Insomma, ognuno ha i suoi gusti e tralasciando la bontà della pizza e dell’iniziativa che ha visto anche i migliori neomelodici esibirsi in una via Caracciolo gremita di gente, parliamo dell’organizzazione. Vi pare mai possibile bloccare un’intera città e migliaia di cittadini per fare la sagra della pizza? Va bene farla, Napoli è un brand, l’evento avrà portato anche incassi all’amministrazione, ma forse bisognava pensare anche alla gestione dell’evento e prevedere che attirando gli abitanti dei comuni limitrofi il lungomare della città, le strade adiacenti e la Galleria Vittoria sarebbero diventate un inferno. E invece niente.

Dal 17 giugno, data in cui ha avuto inizio questo evento-inferno, che terminerà questa domenica, i cittadini ci hanno messo ore per tornare a casa o per recarsi a lavoro. Hanno passato solo Dio sa quanto tempo in macchina bloccati nella Galleria Vittoria che ha un sistema di areazione, forse anche nuovo, che funziona a singhiozzo. Altro che pizza, il forno era lì dentro. Tutto questo perché va bene organizzare il pizza village e va anche bene farlo in via Caracciolo, ma l’amministrazione comunale guidata da Gaetano Manfredi avrebbe dovuto badare anche al fatto che in giorni lavorativi la gente, in barba a ciò che dicono al Nord, qui lavora e a quella fetta di cittadini che la pizza non volevano mangiarla andava garantito il diritto alla mobilità, al lavoro e a tornare a casa. E invece no, questa è la città dove si fa il pizza village e chi se ne importa se si blocca tutto. Tra l’altro sono stati giorni dove sicurezza e ordine pubblico sono completamente spariti dal dizionario dei nostri politici.

Un’ambulanza non sarebbe riuscita a fare un metro. Idem una volante della polizia. E a questo deve pensare l’amministrazione comunale. L’assessore alla sicurezza Antonio De Iesu, tra l’altro uomo di esperienza nel campo della logistica e dell’organizzazione che ben conosce questa città, forse avrebbe dovuto provvedere a organizzare l’evento in modo tale da non compromettere la sicurezza dei cittadini. Ma si può organizzare un evento simile nel centro di una città che già normalmente fatica a essere vivibile e “normale”? Abbiamo tanto criticato l’ex sindaco con la bandana arancione Luigi de Magistris ma non è che sia cambiato tanto. Cambio di passo, discontinuità e proclami che per ora non si sono ancora visti. Lungomare liberato e cittadini imprigionati. Almeno i residenti di Napoli che tutto avranno fatto in questi giorni tranne che mangiarsi la pizza sul lungomare. Ma pare che il sindaco si sia accorto di questi disagi, forse, o dei disagi in generale.

«Per essere una grande città dobbiamo migliorare lo standard dei servizi – ha detto il primo cittadino – Se vogliamo essere una grande città sia per i cittadini che per i turisti dobbiamo fare un percorso di organizzazione che ci metta in condizione di avere standard di servizi di una grande capitale ed è quello che si aspettano le persone che vengono ma anche i cittadini che qui vivono». Sì, ma non basta dirlo. Bisogna farlo, magari partendo da eventi così invasivi per la città. «Il compito dell’amministrazione deve essere quello di fare il massimo possibile per migliorare i servizi di pulizia e di trasporto e su questo stiamo lavorando tantissimo’’. Il sindaco si è detto «fiducioso» di ottenere risultati «in tempi realistici, considerando la situazione molto complicata che abbiamo ereditato per cui c’è bisogno di tempo per migliorare». Certo non ci si aspettava una rivoluzione in sette giorni, ma ora sono passati sette mesi, anzi di più, e diciamoci la verità è cambiato poco e niente. «Dobbiamo avere un’offerta di qualità perché questo ci garantisce un ritorno turistico che ha una ricaduta economica su tutto. Sabato scorso – ha riferito Manfredi – è stato battuto il record di arrivi a Capodichino, segno che c’è una rinascita turistica della città e tutti insieme dobbiamo lavorare per fare il meglio per Napoli e di conseguenza per i napoletani».

Sì, peccato che i turisti atterrati a Capodichino se la siano dovuta fare a piedi perché non c’era un taxi nel raggio di non si sa quanti chilometri. Dobbiamo migliorare i servizi, dobbiamo diventare una grande città, dobbiamo fare tante, tantissime cose. Magari si potrebbe iniziare proponendo alla città altri tipi di eventi, un’organizzazione non impeccabile ma quanto meno un’organizzazione. La sensazione è che chi amministra la città, in realtà non la conosce. L’amministrazione di recente si è riunita per parlare di decoro e sicurezza della città: niente panni stesi, niente pallone per i ragazzini, niente goccioline che potrebbero cascare sul capo di un passante e cose simili. Forse sarebbe stato meglio parlare di questo evento che ha letteralmente paralizzato la città per una settimana. Una città che si stenta a conoscere.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.