Dopo cinque sentenze, a breve potrà tornare in possesso dei suoi terreni
Porta il Comune in tribunale per occupazione abusiva, denunciata per stalking giudiziario: la vicenda dell’avvocato Anna Salvati
La sua famiglia è rientrata in possesso dei terreni di cui era proprietaria dopo 46 anni. Ad occuparli, abusivamente, l’amministrazione comunale di Taverna, comune in provincia di Catanzaro che, senza alcun titolo, ha tenuto una intera famiglia ostaggio della burocrazia e dei tempi cronici della giustizia. Così, nell’arco di questi decenni, ha costruito e avviato un mattatoio e una scuola per l’infanzia, aperta fino al 2023. Ci sono voluti 13 anni di battaglia giudiziaria e ben cinque sentenze per assicurare giustizia e legalità alla famiglia dell’avvocato Anna Salvati, costretta a difendersi anche dall’accusa di stalking giudiziario perché l’amministrazione comunale si sentiva perseguitata dalle azioni legali intraprese per tutelare le proprietà ereditate dalla nonna e dalla madre.
Avvocato giustizia è fatta.
«Il Comune è stato definitivamente condannato in quanto usurpatore dei terreni e dei fabbricati che ha successivamente costruito. A deciderlo il Consiglio di Stato, a cui lo stesso Comune era ricorso in appello in seguito alla sentenza del Tar della Calabria che lo condannava. I fabbricati sono stati acquisiti per accessione dalla mia famiglia nel momento in cui sono stati realizzati».
Come inizia tutto?
«Senza alcun provvedimento legittimo, nel 1980 il Comune entra con le ruspe nei terreni in questione, sradicando ulivi secolari e costruendo dei fabbricati, per la precisione un mattatoio, una scuola dell’infanzia e un depuratore».
Quando potrà rientrare in possesso dei terreni?
«Spero celermente anche perché il giudizio di ottemperanza delle sentenze esecutive non ha tempi molto lunghi. Tra l’altro, il Comune, in maniera poco prudente, non tiene in considerazione che il risarcimento del danno è di rilevante entità per cui rischierebbe di andare in dissesto».
Cosa l’ha più sorpresa?
«L’amministrazione pur di non ammettere l’illecito ha provato ad allungare i tempi di questo contenzioso. Ma tutti i giudici hanno sempre confermato la legittimità della mia posizione condannando il Comune, compresa la Suprema Corte di Cassazione».
Perché sono passati tutti questi anni?
«Ho iniziato a presentare il ricorso 13 anni fa, ci sono state cinque sentenze che mi hanno dato sempre ragione. Quello che mi ha veramente sconcertato è la poca prudenza del Comune: pur essendo pienamente consapevole di non avere titolo alcuno per occupare i beni di proprietà altrui, non solo li ha destinati a pubbliche attività ma si è ostinato con caparbietà e tenacia nel proseguire in questo illecito».
Oltre ai terreni della sua famiglia, il Comune si è appropriato anche di altri spazi?
«Ci sono altri casi con i proprietari di altri immobili che, a differenza mia, in passato sono stati risarciti. Io ho dovuto regolarizzare questi locali: li ho accatastati, ho fatto fare le planimetrie perché non esistevano e pagato tutte le sanzioni ricevute dall’Agenzia delle Entrate dopo i rilievi con l’ortofoto».
Quindi lei pagava e regolarizzava i fabbricati e il Comune li sfruttava abusivamente…
«Esattamente. L’amministrazione pur continuando ad occuparli è stata costretta a chiuderli perché non poteva svolgere un’attività pubblica. Addirittura nell’asilo, frequentato da numerosi bambini, non c’era il rispetto di alcuna norma di legge ma i genitori hanno dovuto pagare anche per la refezione scolastica».
Queste attività quanti anni sono durate?
«La scuola è stata chiusa nel 2023 dopo numerose battaglie condotte anche con l’ex Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria Antonio Marziale, che ha presentato numerosi esposti alla Procura della Repubblica di Catanzaro. Personalmente, negli anni, ho inviato comunicazioni a tutti i responsabili delle attività didattiche, comprese le dirigenti scolastiche della scuola in questione. Poi, avendo reso di dominio pubblico la situazione e dopo le varie sentenze che si sono susseguite, hanno dovuto per forza di cose chiudere questi fabbricati pur non liberandoli».
Sono solo andati via?
«Oggi le strutture sono in un totale stato di abbandono. Più volte ho segnalato questa condizione di degrado e sporcizia e formalizzato denunce per tutelare me stessa perché, alla fine, questi fabbricati sono di mia proprietà e potrei essere responsabile di eventuali incidenti».
Perché a distanza di 46 anni tutti i sindaci hanno mantenuto lo stesso atteggiamento “abusivo”.
«Non c’è una spiegazione, si è abusato della posizione di potere della pubblica amministrazione per compiere degli atti illeciti mirati a danneggiare un privato cittadino che paga le tasse. Tutto questo non ha giustificazione e non lo dico io ma lo dicono le sentenze. E poi c’è stata anche la beffa».
Ovvero?
«Abbiamo toccato veramente il fondo anzi l’abbiamo raschiato quando sono stata denunciata per stalking giudiziario perché il Comune si sentiva perseguitato dalle mie azioni legali. La loro denuncia è stata archiviata e ho agito civilmente chiedendo il risarcimento del danno per calunnia».
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