Sei anni e sei mesi di reclusione: è questa la sentenza emessa dal tribunale di Prato a carico della donna trentenne accusata di atti sessuali e violenza sessuale nei confronti di un minorenne a cui dava ripetizioni private e da cui ha avuto un figlio circa due anni fa. L’accusa aveva chiesto una condanna a 7 anni.

Con la donna era a processo anche il marito, accusato di falsa attestazione di stato poiché in una prima fase della vicenda aveva affermato di essere lui il padre del bambino nato dalla relazione della moglie con il ragazzino, pur sapendo, secondo l’accusa, che il bambino era stato concepito con il ragazzino, oggi sedicenne, ma che all’epoca dei fatti contestati, sempre secondo gli inquirenti, non aveva ancora compiuto 14 anni. Al marito della donna, per il quale la procura aveva chiesto una condanna a due anni, è stata inflitta una pena di un anno e cinque mesi.
Durante il processo, la difesa della donna, l’avvocato Mattia Alfano, aveva chiesto l’assoluzione per tutti i capi di imputazione. Ora il legale attende il deposito delle motivazioni della sentenza e poi presenterà appello.

L’indagine, condotta dalla squadra mobile di Prato e coordinata dai pm Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, era stata avviata nei primi giorni di marzo del 2019 in seguito alla denuncia presentata dai genitori del ragazzo a cui la donna aveva dato in passato ripetizioni private. Ai genitori il ragazzino aveva raccontato della relazione con la donna e di essere il padre del neonato che la sua insegnante, già madre di un altro bambino, aveva partorito pochi mesi prima.
La paternità dell’adolescente venne successivamente provata dal test del Dna, effettuato sul neonato con il consenso dell’indagata. Il 27 marzo dello stesso anno la donna era finita agli arresti domiciliari, disposti dal gip del tribunale di Prato, su richiesta della procura, per rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Misura revocata solo recentemente.

Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, basate oltre che su testimonianze di quanti conoscevano la donna anche sull’acquisizione dei contenuti dei telefonini dell’indagata e del ragazzo, dai quali sono state estrapolate le loro chat, la trentenne, che si era offerta di dare ripetizioni al minore che doveva affrontare l’esame di terza media, avrebbe esercitato pressioni e ricatti sull’adolescente perché non interrompesse la loro relazione.