“Sulla prescrizione credo sia opportuno mettere le cose in chiaro. La nostra riforma dal primo gennaio diventa legge. Su questo non discutiamo. Se qualcuno sbaglia deve pagare, non può farla franca perché il processo si è dilungato”. Il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio torna a far salire il livello dello scontro con Pd e Italia Viva sulla riforma della prescrizione, cavallo di battaglia grillino che ha trovato ieri i Dem chiarire come senza una proposta per accorciare i tempi dei processi sarà probabilmente scontro.

IL NAZARENO 2.0 – “Dalle dichiarazioni di ieri ho capito che il Pd vorrebbe votare una legge con Salvini e Berlusconi per far tornare la prescrizione com’era ideata da Berlusconi. Sarebbe un Nazareno 2.0, ma avrò capito male io…”, ha commentato su Facebook il ministro degli Esteri, agitando l’ipotesi di accordo sottobanco tra Pd, Lega e Forza Italia.

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LA POLEMICA SUL MES – Il capo politico dei 5 Stelle è qiundi ritornato sul fondo Salva-Stati, ribadendo la posizione del Movimento. “Per noi bisogna rinviare: così com’è non va bene, perché espone l’Italia e gli italiani a dei rischi troppo alti. Se investo i miei soldi per il futuro poi non posso avere qualcuno che me li ridá solo in cambio di manovre lacrime e sangue. Questo a casa mia si chiama ricatto e non siamo d’accordo. Il Movimento 5 Stelle è la prima forza politica in parlamento ed è giusto che dica la sua”. “Abbiamo girato in lungo e in largo l’Italia in questi anni e abbiamo incontrato milioni di italiani in ginocchio a causa di trattati firmati con superficialità o dolo da Ministri che potevano ascoltare di più. In qualità di Ministro degli Esteri dovrei firmare il Mes o delegare questa firma ad un rappresentante del corpo diplomatico. Questa firma ci impegnerà per i prossimi 50 anni. Finché non avremo la certezza al 200% che l’Italia sarà al sicuro, non apporrò nessuna firma”.

IL CASO AUTOSTRADE – Di Maio ha poi ripetuto come “su Autostrade voglio rassicurare tutti che sulla revoca della concessione andremo fino in fondo”. “Ricordate quando eravamo i soli a dirlo? Tutti ci ritenevano dei pazzi e adesso che stanno uscendo le carte e le perizie che inchiodano Autostrade e i Benetton si sono allineati. Qualcuno dovrebbe scusarsi con Danilo Toninelli. Stare vicini ai familiari delle vittime del Ponte Morandi significa togliere le concessioni a chi si è arricchito alle nostre spalle, alzando di anno in anno il costo dei pedaggi autostradali e chiudendo un occhio, anzi due, sulla manutenzione”.