Affetto da una grave forma di artrite reumatoide che lo immobilizza da anni, il prossimo 27 aprile alle ore 12, presso la Procura di Arezzo, Walter De Benedetto affronterà la udienza decisiva del processo che lo vede imputato per coltivazione di sostanza stupefacente in concorso. Il paziente, indagato per aver coltivato cannabis, si era trovato a lungo senza terapia – nonostante la regolare prescrizione – a causa delle carenze del Sistema Sanitario.

Rinviato a giudizio lo scorso 23 febbraio, in quell’occasione era stato incardinato il rito abbreviato, condizionato alla produzione documentale, come aveva spiegato l’avvocato Claudio Milgio che, insieme al collega Lorenzo Simonetti, segue il caso. “Non è un problema solo di Walter. La filiera degli attori che compaiono in questo caso è molto più ampia del semplice rapporto imputato/tribunale: dal momento in cui la farmacia ospedaliera non procura al paziente la medicina per la quale ha una regolare prescrizione, lasciandolo di fatto senza terapia, il paziente è lasciato solo dallo Stato” aveva dichiarato il legale Simonetti.

A febbraio, uscendo dall’aula dove era arrivato in ambulanza, De Benedetto aveva dichiarato: “Mi assumo la mia responsabilità, questa è una battaglia in cui non ci sono solo io, credo nella giustizia e nella legge, mi sento a posto con la mia coscienza”.

Sono numerosi infatti i pazienti che, trovandosi in condizioni analoghe, hanno deciso di raccontare la propria storia attraverso la campagna Meglio Legale. È il caso di Alfredo Ossino, Maresciallo Capo della Guardia di Finanza, in congedo a causa di un deficit-funzionale della colonna vertebrale. Oppure la quarantenne Stefania Lavore affetta dalla malattia di Parkinson di origine genetica. E ancora, Mara Ribera, che denuncia come “il dolore non può essere parte integrante della vita delle persone, soprattutto laddove si è riscontrato che l’utilizzo di cannabis terapeutica riesce a garantire una vita migliore”. E poi il trentenne Carlo Monaco, affetto da anoressia nervosa, e Paolo Malvani che soffre di dolore neuropatico causato da un incidente stradale, e Rosario D’Errico la cui decisione di procedere con la coltivazione domestica, data l’assenza di terapia, l’ha portato ad avere problemi con la giustizia e un processo penale con conseguente perdita del lavoro. Donato Farina, trentunenne di Padova, ha dovuto supplire con gli antidolorifici le lungaggini della prescrizione medica; fino alla storia di una bambina di dodici anni che solo grazie alla cannabis terapeutica riesce a controllare gli spasmi epilettici causati dalla sua rarissima patologia.

In Italia la cannabis terapeutica è legale dal 2007 ma, a causa dello scarso quantitativo prodotto dallo Stato, la distribuzione è spesso assente. Per quanto la legge preveda che il medico possa prescrivere questa terapia a carico del Servizio Sanitario Nazionale, molto spesso il farmaco non si trova in farmacia, portando chi ne fa uso all’assenza di terapia. Inoltre, lo stigma creato intorno alla pianta rende difficile anche il processo di prescrizione. Due fenomeni, questi, che legati alla scarsa informazione in merito rendono molto complesso l’approvvigionamento della terapia.

“Era il 28 aprile del 2007 quando con il Decreto Turco si riconobbe in Italia l’efficacia terapeutica del THC riconoscendo la cannabis terapeutica come adiuvante nella terapia del dolore. Quattordici anni dopo, il prossimo 27 aprile, Walter comparirà davanti a un giudice rischiando fino a sei anni di carcere per aver coltivato la sua medicina. Noi di Meglio Legale naturalmente saremo ad Arezzo per supportarlo.” – ha detto Antonella Soldo, coordinatrice della campagna – “Il suo caso è tra i più conosciuti, ma non è l’unico: migliaia di pazienti si sono scontrati con l’impossibilità di avere diritto alle cure con questa terapia. Meglio Legale ogni giorno riceve messaggi con storie simili alla sua e richieste di supporto. Storie alle quali il Parlamento dovrebbe rispondere con urgenza”.

Lo scorso ottobre De Benedetto si era rivolto al Presidente della Repubblica chiedendo che fosse rispettato il diritto alle cure previsto dalla Costituzione: l’appello, supportato da Meglio Legale insieme all’Associazione Luca Coscioni, ha raccolto oltre 20.000 firme depositate presso il Quirinale lo scorso 16 aprile.