Migliora il benessere degli italiani. Con molte differenze – territoriali, di genere e di età – i cittadini del Belpaese sono meno poveri, lavorano di più, sono più ottimisti e hanno più fiducia nelle istituzioni, ma non nella politica. Il quadro è tracciato dall’Istat, che ha pubblicato la settima edizione del rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes), relativa al 2018. Il rapporto prova a leggere il benessere nelle sue diverse dimensioni, dal lavoro, alla salute, alla sicurezza, al benessere soggettivo, all’ambiente.

LE FAMIGLIE IN POVERTA’ ASSOLUTA – Dopo tre anni si arresta la crescita del numero e della quota di famiglie in povertà assoluta, anche se permangono forti differenze territoriali. Sono oltre 1,8 milioni le famiglie in queste condizioni, con un’incidenza pari al 7% delle famiglie. Il numero complessivo di individui queste in condizioni raggiunge 5 milioni, l’8,4% del totale. L’incidenza di povertà individuale è pari a 11,4% nel Mezzogiorno, mentre nel Nord e nel Centro è significativamente più bassa e pari a 6,9% e 6,6%.

DAL LAVORO SEGNALI POSITIVI – Anche il mondo del lavoro mostra segnali di debole miglioramento. Nel 2018 è infatti occupato il 63% delle persone che hanno tra i 20 e i 64 anni, rispetto al 62,3% del 2017. Le donne che risiedono al Sud si trovano tuttavia in una condizione ben più sfavorevole: lavora infatti solo il 35%, contro poco meno del 60% del Centro e il 64% delle residenti al Nord. Segnali positivi, invece, per l’occupazione giovanile, con il tasso di occupazione per chi ha tra i 20 e i 24 anni che è salito di un punto percentuali attestandosi al 31,3%.

LA SOFFERENZA DEI GIOVANI – L’Istat segnala però anche che quasi 2 milioni di giovani italiani si trovano in una condizione di svantaggio. L’istituto di statistica ha rilevato cinque dimensioni del benessere: salute, lavoro, istruzione e formazione, benessere soggettivo, coesione sociale e territorio. Il 18,7% dei giovani di 18-24 (quasi 2 milioni appunto) risulta multi-deprivato, ovvero privato in due o più dimensioni del benessere, mentre un terzo (il 33,5%) ne ha solo una.

SCARSA FIDUCIA NELLA POLITICA – Tra gli italiani migliora inoltre la fiducia in alcune istituzioni, ma il voto medio rimane sotto la sufficienza: 4,4 per il sistema giudiziario, 3,8 per il Parlamento nazionale e 2,7 per i partiti politici. Permane su livelli elevati, ma stabili nell’ultimo anno, la fiducia nelle Forze dell’ordine (voto medio 6,6) e nei Vigili del fuoco.

L’INDICE DI SODDISFAZIONE – Oltre 2 italiani su 5, segnala infine il Bes di Istat, sono soddisfatti della propria vita. Aumenta di 1,8 punti percentuali la percentuale di italiani che esprime un giudizio elevato di soddisfazione, così come aumenta la quota di individui ottimisti (+1,8 punti percentuali rispetto al 2017), mentre diminuisce quella di chi ha un atteggiamento pessimista (-2 punti percentuali). E’ sempre nel Mezzogiorno che si registrano livelli di soddisfazione più bassi di soddisfazione e un minore ottimismo sulle prospettive future.