E’ uno dei sopravvissuti alla strage del rave party Reim, nel deserto israeliano al confine con Gaza (meno di 5 chilometri), dove erano presenti oltre duemila persone e sono stati uccisi almeno 260 tra israeliani e turisti stranieri in seguito a un attacco dei miliziani di Hamas avvenuto all’alba di sabato 7 ottobre. Si chiama Sahar e in una intervista ai media israeliani racconta in lacrime l’inferno vissuto. Sta bene, ha riportato ferite non gravi ma è comprensibilmente sotto choc per quanto accaduto durante un momento di spensieratezza. E’ ricoverato in uno degli ospedali di Tel Aviv.

Sahar spiega ai giornalisti come è riuscito  insieme ad altre persone a salvarsi: “Siamo fuggiti sotto i proiettili, abbiamo trovato riparo in un piccolo rifugio di cemento dove i terroristi hanno lanciato una granata, c’era sangue ovunque. Uno di loro è poi entrato ed ha aperto il fuoco a bruciapelo, tutti intorno a me sono morti”. Dietro Sahar c’è un infermiera che prova a rincuorarlo.

Una notte di musica e divertimento finita in un massacro senza precedenti. Ancora decine i cadaveri da identificare così come non è ancora stato dato un nome e cognome a tutte le persone scomparse. Molti genitori e familiari hanno ricevuto un ultimo messaggio durante la disperata fuga, poi non hanno saputo più nulla. Da Noa Argamani, la 25enne bloccata  insieme al fidanzato e caricata su una moto e portata via, a Shani Louk, 23 anni, con cittadinanza israeliana e tedesca, portata come fosse un ‘trofeo‘ per le strade di Gaza con la madre Ricarda che ha denunciato la scomparsa dopo averla riconosciuta in un video ‘grazie’ a un tatuaggio. Era in auto, “svenuta”, con alcuni palestinesi.

“Abbiamo iniziato a correre, non sapevamo dove andare. Nessuno sapeva cosa fare”, ha raccontato al Washington Post Millet Ben Haim, 27 anni, che era alla festa con un gruppo di amici, ha visto gli uomini armati da lontano, ha “preso le chiavi della macchina da un amico” e ci ha “fatto salire quante più persone possibile, iniziando a guidare come un matto”. Per poi proseguire correndo a piedi tra i campi, ma “da ogni parte c’erano sempre più persone che ci sparavano addosso”. Hanno “corso per due ore”, per poi iniziare a “strisciare tra i cespugli” e arrivare a coprirsi con le foglie. Anche il 31enne Gal Raz ha cercato di scappare con gli amici. “Abbiamo sentito gli spari, c’erano delle auto con dei cadaveri sopra che bloccavano la strada – ha raccontato, citato dal Post – Non potevamo scappare”. Così sono saltati sull’auto di un altro amico. Ma si sono ritrovati in un’imboscata con “sette, otto terroristi che hanno iniziato a sparare contro la nostra macchina”. Sono riusciti a continuare a guidare per qualche metro, poi hanno abbandonato l’auto. Raz è stato salvato dai militari.

Altro sopravvissuto al rave party al confine con Gaza è Arik Nani, che stava festeggiando il suo compleanno. “Dopo quello che è successo, posso solo ringraziare Dio di esserci arrivato vivo. È come nascere una seconda volta”, dice Nani parlando con Repubblica. Una carneficina il festival di musica “psytrance“, organizzato da una produzione brasiliana in partnership con un gruppo israeliano e con djs provenienti da tutto il mondo. Miliziani di Hamas vi hanno fatto irruzione a bordo di van per poi, una volta a terra, iniziare a sparare con i mitra e a sequestrare persone. “Il party è iniziato verso mezzanotte e doveva durare fino al pomeriggio di ieri”, spiega Arik. “Verso le sei del mattino, mentre eravamo all’apice della festa, all’improvviso ci siamo trovati circondati dai razzi, abbiamo visto decine di missili volare intorno a noi. Si è scatenato il panico”.

Oltre duemila persone in fuga dai razzi e dai proiettili dei miliziani di Hamas. C’è chi ha tentato di allontanarsi in auto, chi a piedi. Chi ha dovuto lasciare la vettura e proseguire correndo nel deserto la propria fuga. Arik, così come racconta a Repubblica, è riuscito a salvarsi perché “all’improvviso abbiamo visto un fosso e ci siamo saltati dentro. Ci siamo nascosti in un cespuglio di rovi, vedevamo le pallottole volare sopra alle nostre teste. Mentre scappavo avevo raccolto un cellulare per terra e all’improvviso ha cominciato a squillare rischiando di rivelare la nostra posizione, ma sono riuscito a spegnerlo”. Poi dopo oltre un’ora, sono riusciti a riprendere la fuga e, percorrendo circa 15 chilometri, raggiungere un’auto e arrivare in una destinazione sicura. Nelle ore successiva la controffensiva israeliana è riuscita, non senza difficoltà, ad avere la meglio sui miliziani di Hamas. Ma lo scenario post rave party è stato apocalittico: decine e decine di cadaveri ancora da identificare, auto crivellate da proiettili, inclusi i furgoni bianchi usati dai terroristi, dentro i quali sono stati rinvenuti kalashnikov, granate, giubbotti antiproiettili e copie del Corano secondo il quotidiano israeliano Ynet.

Redazione

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