Diario di un Sì
Referendum, Bettini si arrampica sugli specchi: pur di dare una “spallata” al governo, il tessitore Dem si tuffa felice nel vecchio giustizialismo sovietico
L’ultimo fuoco fatuo di questa campagna ce lo regala il mio vecchio amico e grande tessitore del Pd, Goffredo Bettini. Ieri, nel tentativo di smentire il ministro Nordio, ha affidato alle agenzie una nota che è una vera e propria confessione. Nordio aveva svelato una verità arcinota: a Bettini la separazione delle carriere piace, ma vota No solo per dare una spallata al governo Meloni. Apriti cielo. Goffredo prende carta e penna, si definisce “garantista estremista” e ammette, nero su bianco, di aver sempre aderito al principio della separazione, considerandolo “un segnale per garantire un processo penale più equo”.
Referendum, Bettini si arrampica sugli specchi
La logica vorrebbe che, se una riforma è giusta, un politico serio la voti. Invece Bettini annuncia il No, arrampicandosi sugli specchi del “contesto”, dove infila letteralmente di tutto: le manganellate, i migranti e persino il “servilismo verso Trump”. Insomma: per giustificare il fatto che un cittadino possa essere giudicato dal collega di scrivania di chi lo accusa, tira in ballo Donald Trump.
Il vecchio giustizialismo sovietico
È il trionfo del benaltrismo come arma di distrazione di massa, usato per mascherare l’incapacità cronica dell’opposizione di stare al merito delle cose. Sanno perfettamente che il sistema attuale stritola le vite delle persone, ma preferiscono usare la Costituzione come una clava contro il governo. Un misero calcolo di bottega, che però si schianta contro la spietata memoria degli archivi di Radio Radicale. Basta riavvolgere il nastro allo scorso autunno, per riascoltare un Bettini in purezza che sposa senza se e senza ma la battaglia garantista.
Era il XX Congresso delle Camere Penali, che forse il nostro aveva scambiato per il XX Congresso del Pcus, avviando una sua personale de-giustizializzazione e chiudendo l’era del terrore forcaiolo. Oggi che quel principio è a un passo dal diventare legge, Goffredo promuove un clamoroso autodafé, una destalinizzazione alla rovescia. Pur di dare una “spallata” al governo, il teorico del garantismo rinnega il suo stesso disgelo e si tuffa felice nel vecchio giustizialismo sovietico, dove il fine (politico) giustifica sempre i mezzi (giudiziari).
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