Nonostante l’invito alla cautela del ministro Francesco Boccia, il Veneto ha deciso di riaprire stadi e palasport: mille tifosi potranno assistere agli eventi sportivi all’aperto e 700 in quelli al chiuso, previa assegnazione dei posti a sedere. Dopo poco anche la Lombardia ha deciso di seguire il Veneto.

L’Emilia Romagna è stata la prima regione a decidere per la riapertura e sembra che anche il Piemonte sia intenzionato a fare altrettanto. Per questo motivo il ministro Francesco Boccia a convocare un vertice urgente con i governatori e con il ministro della sport Vincenzo Spadafora e quello della salute Roberto Speranza. L’obiettivo è evitare fughe in avanti e trovare regole condivise.

L’ordinanza nel Veneto firmata da Luca Zaia sarebbe valida fino al 3 ottobre e da precise disposizioni di comportamento per i tifosi negli stadi: “hanno l’obbligo di occupare per tutta la durata dell’evento esclusivamente i posti a sedere specificamente assegnati, con divieto di collocazione in piedi e di spostamento di posto, assicurando tra ogni spettatore seduto una distanza minima laterale e longitudinale di almeno un metro”. E in più dovranno indossare la mascherina per tutta la durata della loro permanenza dello stadio. Vietati invece striscioni e bandiere. A questo si aggiunge che dovrà essere rafforzata la sorveglianza per meglio vigilare che le norme siano rispettate e controllare la temperatura dei tifosi all’ingresso.

Alla luce del Dpcm del 7 agosto scorso, prorogato fino all’8 ottobre, “sussistono i presupposti — si legge nel testo — per autorizzare… lo svolgimento delle partite dei campionati nazionali alla presenza del pubblico nel rispetto delle disposizioni specificate nel dispositivo”. Nonostante l’ordinanza di Zaia, lo stadio Bentegodi di Verona, che stasera ospiterà Hellas-Roma valida per la prima giornata di campionato, resterà chiuso al pubblico. Tempi troppo stretti per organizzare un’eventuale vendita di biglietti e l’assistenza interna con steward sugli spalti.

Perplesso il presidente del Coni, Giovanni Malagò: “L”ideale sarebbe avere un’uniformità di valutazione. Al momento navighiamo completamente a vista. Certo un impianto indoor non può essere paragonato a un circuito di Formula 1 – ha sottolineato a margine della presentazione dell’evento ‘Piazza di Siena – Tutti in sella a Villa Borghese -. Ma la questione è chiara: ci sono Governo e Cts, poi le ordinanze regionali in base al tipo di manifestazione e tutto questo è oggetto di discussioni e polemiche. Lo sport non può accettarlo, ma soffre e deve rispettarlo. Le Regioni che osano di più mostrano sensibilità verso le esigenze degli organizzatori. Ora ripartiamo dagli Internazionali di tennis, ma fa riflettere che per le partite di calcio del Parma e del Sassuolo si ragioni in un modo e altrove in un altro”.