Rossana Rossanda, la “ragazza del secolo scorso” – come lei stessa si definì – attraversata da protagonista la storia grande e terribile del secolo scorso, ha chiuso il cerchio della sua vita a Roma, dove nel 1969 aveva fondato Il Manifesto e da dove si era allontanata per tanti anni di esilio volontario a Parigi, disgustata da “sovranisti e populisti”, come spiegò in una recente intervista. La aveva convinta a tornare quella che definiva sua sorella di fatto, Luciana Castellina: “La nostra è stata una vita passata insieme”, confida al Riformista. “E la vita di Rossana coincide per tante parti con la mia. Un rapporto politico, di sorellanza. Con qualche bisticcio, ma come si litigava tra sorelle. È rimasta lucida fino alla fine, sebbene paralizzata. Leggeva, si aggiornava su tutto. Abbiamo parlato due giorni fa. Era di una lucidità incredibile, sempre informata di tutto, veloce nei ragionamenti, anche se tradita dal corpo”. Quel corpo che a 96 anni era diventato per lei, per dirla con Platone, “una prigione”. “Ci eravamo messe d’accordo. Sarei dovuta passare a casa sua questa mattina, con la macchina. Ci teneva a andare a votare, come sempre. Era convinta delle ragioni del No, come sono convinta io. Avremmo votato anche questa volta dalla stessa parte. Lei 96, io 91, insieme ne abbiamo fatte di tutti i colori. E speriamo non invano”.

Mario Capanna la ricorda senza sconti. “Provo una grandissima afflizione alla notizia che ci ha lasciato. Ebbi con lei dei rapporti conflittuali, sin dai tempi del Pdup. Loro sostenevano, tramite il Manifesto, il comunismo come programma per l’azione. Cosa che a me sembrava piuttosto avventata, come poi i fatti si sono incaricati di dimostrare. Ci fu un conflitto che portò loro, radiati dal Pci, ad espellermi dal Pdup. Un bel paradosso. Ma nonostante questi scontri, ho da sempre provato una grande stima, ha vissuto sempre con la spina dorsale dritta. Ha fatto errori di valutazione della realtà, ma chi non ne fa? In una recente intervista aveva detto: attenzione, se vince Salvini è colpa della sinistra. Cosa che io condivido. Perché la sinistra non ha fatto più il suo dovere. E con lei ho condiviso la sua ultima battaglia, quella per il No, perché questa masnada di gente che la ha proposta – i Cinque Stelle e il Pd, che è diventato il portatore d’acqua di Grillo – sono degli analfabeti della politica. A questo referendum va votato No con tutte e due le mani, è un attentato non solo alla Costituzione, ma è un passo verso l’oligarchia”.

Aldo Garzia era al Manifesto sin dal primo giorno. “Da giovani a via Tomacelli avevamo una certa reverenza nei suoi confronti, una ex combattente partigiana che era diventata capo della commissione cultura del Pci. Sentivamo il peso del suo calibro, ma lei no: parlava con tutti, amava il dialogo e l’interesse per il nuovo”. Di lei gli mancherà “la coerenza intellettuale, il suo sforzo di capire sempre le novità sociali e politiche, a partire dal femminismo. Una intellettuale sempre all’avanguardia, ma ultimamente faceva fatica a capire il dibattito italiano. Era disorientata dal rapporto tra Pd e Cinque Stelle. Era preoccupata dall’annacquamento dell’essere di sinistra, dal fatto che non si riesce più a capire che cos’è la sinistra. Una sinistra che non era per lei fatta di sacri testi, ma di misura con la realtà”. Poi Garzia ci affida un ricordo recente: “Era stata al mare in questi ultimi giorni, dall’inizio di settembre. A Sperlonga, perché voleva rivedere il mare, prima di morire”.

Vincenzo Vita, presidente della Fondazione archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, ha le lacrime agli occhi. “Una perdita dolorosissima. Non è un fatto personale, è una cesura con la storia: con lei si conclude anche simbolicamente una intera stagione di speranze. Rossana era la ragazza del secolo scorso che però sapeva guardare avanti. Poliedrica, ha attraversato tutti i saperi”. La sua lezione? “Cimentarsi con le domande. Solo interpretando le domande si può immaginare di costruire risposte che abbiano senso. E’ stata un tempio di immaginazione del comunismo bello, democratico e mai autoritario”. Vita fu tra i primi ad arrivare al Manifesto, quando la rivista si trasformò in quotidiano, avvenuta la radiazione del gruppo – Rossanda, Magri, Parlato – dal Pci. Ricordo le conversazioni sempre stimolanti a via Tomacelli. A lei dobbiamo – tante e tanti di noi – la nostra crescita. C’è una intera generazione di intellettuali che ha appreso molto da lei”. E dopo di lei? “Vedo il buio. Altri verranno, ma questa mattina la sua mancanza ci sommerge di cordoglio”.

L’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, in una nota saluta la “Partigiana, politica, intellettuale, femminista. La ragazza del secolo scorso che non ha mai smesso di lottare per gli ideali in cui credeva.

Giulia Rodano, Casa delle Donne, la ricorda nella sua ultima manifestazione pubblica. “Combattiva e appassionata, prese il microfono per sostenere le donne candidate alle Elezioni Europee”. Era il maggio 2019, aveva novantacinque anni e nessuna voglia di tacere.

La sua voce d’altronde, ci dicono tutti gli intervistati, continuerà a farsi sentire, e con essa l’eco delle sue domande, dei suoi interrogativi rimasti senza risposta. Il punto interrogativo, rovesciato, è un amo per andare a pesca. Inclinato, è una falce senza martello.